Italia
Ristoratore s’incatena a Montecitorio
Massimiliano Pepi era a Roma con altri colleghi quando sono cominciati gli scontri. «Ho dovuto fare 300mila euro di debiti»
Lina Senserini
grosseto. Appena arrivato a Roma, si è incatenato davanti a Montecitorio. Massimiliano Pepi, ristoratore e patron degli Attortellati, il locale sulla strada della Trappola, era insieme ai suoi colleghi, ieri, quando suo malgrado si è trovato in mezzo ai tafferugli.
«È stata la disperazione a spingerci fin qua - dice - perché sono sei mesi che siamo chiusi senza un euro di rimborso. È impensabile continuare in questo modo. Siamo comunque prigionieri della disperazione». Con Pepi, a Roma, ieri mattina è arrivato un nutrito gruppo di ristoratori grossetani, tra Montecitorio e Palazzo Chigi a protestare contro le chiusure delle attività e a chiedere a Draghi di riaprire. «Ogni mese tra tasse, bollette, dipendenti - dice - spendo tra i 14mila e i 54mila euro. Ho dovuto prendere un mutuo da 330mila euro mettendo come garanzie i miei beni personali, che sono quelli che avevo messo da parte in tutta una vita di lavoro. Ora non ce la faccio più e il problema, ovviamente, non riguarda soltanto me. Siamo tutti sulla stessa barca».
I ristoratori maremmani ieri si sono trovati coinvolti nei drammatici scontri con la polizia, intervenuta in assetto antisommossa quando alcuni manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone di sicurezza. Per fortuna non ci sono state conseguenze per loro, ma quella che doveva essere una manifestazione pacifica, iniziata la mattina con alcuni ristoratori incatenati alle transenne per chiedere di essere ascoltati, si è trasformata in un incubo per chi era arrivato nella Capitale per portare le ragioni di una categoria alla canna del gas, a causa di restrizioni che durano da troppo tempo.
L’esasperazione ha avuto la meglio sulle buone intenzioni, che sono quelle di andare avanti a oltranza con la manifestazione fino a quando il governo non annullerà lo stato di emergenza e le limitazioni. All’insegna dell’hashtag #orabasta il mondo degli esercenti, dei ristoratori, delle palestre e delle attività maggiormente penalizzate dalle misure anti-Covid chiede «la riapertura immediata di tutte le attività commerciali, senza alcun limite e senza restrizione di orario, seguendo i protocolli di sicurezza, la cancellazione del coprifuoco, il ripristino degli spostamenti tra comuni e regioni, la cancellazione delle fasce di colore, l’anno bianco fiscale, il credito di imposta su affitto locazione e affitto d’azienda». Se queste richieste non verranno ascoltate, già ieri mattina, prima che la tensione sfociasse negli scontri con la polizia, il gruppo aveva deciso di passare a forme di protesta molto più incisive, come il blocco delle strade di maggior traffico o le stazioni ferroviarie. «Non siamo venuti qui per chieder soldi o ristori, non vogliamo la vostra elemosina», scrivevano ieri mattina sui social in un comunicato del gruppo spontaneo raccolto dietro l’hastag #orabasta. «Il decreto Sostegni del governo Draghi è stata l’ennesima presa in giro - dicono - nei confronti di tutte le categorie lavorative. Un insulto all’intelligenza». —
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