Il Tirreno

Grosseto

Vigilia in coda al market ma niente ressa: «Tanto le grigliate sono vietate»

Francesca Ferri Ivana Agostini
Vigilia in coda al market ma niente ressa: «Tanto le grigliate sono vietate»

Disagi contenuti, almeno a sentire i clienti, mentre i titolari lamentano difficoltà Moreno Porta (Hurrà, Orbetello): «L’ordinanza ha provocato una sorta di psicosi»

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Francesca Ferri

Ivana Agostini

GROSSETO. Tutti in fila, davanti ai supermercati, per la spesa del sabato. Non sorprende la fila; siamo in piena pandemia, dopotutto. E non sorprendono nemmeno i clienti in più rispetto al resto della settimana; è pur sempre un sabato, e il sabato, per moltissimi, è giorno di spesa. A ben guardare, però, la fila è più lunga del solito, la gente in coda più numerosa.

Quello di ieri, infatti, non è stato un sabato come gli altri, prefestivo per di più. È stato anche l’ultimo giorno disponibile per rifornire la dispensa prima della serrata di due giorni imposta per oggi e per domani, Pasqua e Pasquetta, dall’ordinanza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani come misura per contrastare la circolazione del Sars-Cov-2.

La pandemia, anche quest’anno, incrina le abitudini delle famiglie e rivoluziona i riti: niente tavolate di parenti, niente grigliate in giardino, niente weekend fuori porta. E per la Toscana, come detto, niente spesa negli alimentari e nei supermercati.

Le associazioni di categoria sono insorte lamentando l’ennesima bastonata al commercio. E da più parti sono piovute critiche sull’effetto boomerang di una tale decisione: eliminare due giornate di apertura dei negozi provoca una concentrazione di clienti alla vigilia e il primo utile, martedì.

Ma tra chi ieri aspettava pazientemente di entrare a fare la spesa gli animi erano meno agguerriti, più concilianti. E, se non entusiasti, per lo meno accomodanti.

«In fondo non c’è niente da fare a Pasqua e a Pasquetta, non ci sono pranzi e non ci sono grigliate con gli amici», dice Giulio Martellini di Sassofortino (Roccastrada) mentre aspetta il suo turno per entrare al Conad Aurelia Antica di Grosseto insieme a Gaia, figlia della compagna. «E poi, nei piccoli paesi come il mio, è normale non avere il pane fresco tutti i giorni. Non è mai morto nessuno per questo. I supermercati chiudono due giorni? Sono contento per i commessi che ci lavorano, e che finalmente potranno riposarsi. Il problema è semmai un altro, ovvero che la zona rossa non funziona: c’è gente ovunque e io, che tutti i giorni vengo a Grosseto per lavoro, non ho mai incontrato una pattuglia».

Dello stesso avviso anche Cristina Ciolfi e Domenico Cutrupi, che la spesa l’hanno appena fatta e stanno uscendo con un carrello bello pieno. L’occorrente per la Pasqua? «No, la solita spesa che faccio sempre il sabato, visto che il resto della settimana lavoro – dice Cristina –. Per me non è questa gran tragedia chiudere due giorni i supermercati. Trovo anzi che ci sia un’insofferenza eccessiva per le regole, trovo che la gente non comprenda bene il pericolo che stiamo correndo. Capisco che si sia stanchi, annoiati e che limitare la libertà pesi dopo un intero anno. Ma trovo giusto chiudere. Io per le feste li chiuderei sempre: non è giusto per i commessi venire a fare la spesa il lunedì di Pasqua o Santo Stefano».

In fila c’è un signore di mezza età con la moglie. «Non mi venga a parlare di chiusure – dice – io ne so qualcosa». È Pasquale Fariello, titolare del ristorante Albatros di Principina a mare, uno dei locali più conosciuti della costa. È qui con la moglie Irina. «Questa zona rossa a Pasqua è stata una beffa, come successe a San Valentino. Ci hanno detto di chiudere all’ultimo momento, e avevamo già acquistato la roba per cucinare, che ora è nel frigo. Io avevo otto dipendenti, ora ne ho tre, ma sono tutti a casa. In un anno ho perso tra 60 e 70mila euro di guadagno. Sono qui a fare la spesa, ma prendo giusto un po’ di pane».

Scenario differente davanti a un supermercato di quartiere, il punto InCoop di via Carlo Pisacane, angolo via Brigate Partigiane. Nessuna fila e buste della spesa meno gonfie. Anche qui, però, lo stop temporaneo ai supermercati non sembra un gran dramma. La pandemia, infatti, ha lasciato ferite ben più profonde nella vita delle persone. Come quella di Samir Medina, che esce con un carrellino da cui spunta una borsa da spesa con una scritta rassicurante: “RestiAmo uniti”. «Vengo dall’Honduras, sono arrivato in Italia sei anni fa, ho moglie e tre figli di quattro, otto e dieci anni. Facevo il cameriere in un ristorante a Marina, ma con la pandemia ha chiuso. Ho trovato lavoro come badante di un signore che vive qui nel quartiere. Chiudere il supermercato per due giorni non è un problema, basta organizzarsi. Anche chi lavora nei supermercati ha bisogno di riposare».

Orbetello

Nelle aree della provincia con meno supermercati rispetto al capoluogo, la corsa alla spesa ha avuto un impatto più forte. Perché, se non sarà una “Pasqua con chi vuoi”, ci si accontenta della “Pasqua con i tuoi”. E la spesa per il pranzo in famiglia va comunque fatta. Ieri, verso le 10, al supermercato Coop di Orbetello c’era già una lunga fila per entrare e tanti clienti che, alla spicciolata, uscivano con i carrelli pieni.

Fra i clienti c’è la signora Giuliana Pierotti con marito. Sulle loro abitudini l’ordinanza di Giani non ha avuto effetti. «A noi non cambia nulla – dice la signora – siamo in due e saremmo venuti ugualmente oggi, chiusura o non chiusura. Per noi l’ordinanza è irrilevante».

Anche all’Hurrà di Orbetello scalo persone in fila fuori dalla porta e un addetto del supermercato a regolare gli ingressi, Ma Gloria Grisostomi e Claudio Santelli la pensano diversamente. «Dovevano stare aperti per Pasquetta – dicono – almeno la mattina. Così si sono creati più assembramenti».

Della stessa opinione Moreno Porta, gestore del punto vendita. «Ci aspettavamo un aumento delle persone a fare la spesa – dice – ma l’ordinanza ha provocato una sorta di psicosi già da venerdì pomeriggio. È una decisione che non ho capito e forse ha creato ancora più assembramenti dentro i negozi. I clienti poi non riescono a fare acquisti in tranquillità. Con gli ingressi contingentati non hanno la possibilità di scegliere con calma sapendo che altri fuori stanno aspettando. Questo non fa bene al cliente e nemmeno a noi». —

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di Redazione web