Sicurezza
Via dalla pensione per diventare vaccinatori «È un dovere: più siamo, prima ne usciamo»
Emergenza coronavirus: otto medici e un’infermiera raccolgono la chiamata a diventare volontari per le somministrazioni
le storie
Quelli del medico e dell’infermiere non sono lavori come gli altri. Sono una missione, sono incisi nel dna. Anche dopo la pensione. E non è un caso che, in quest’emergenza sanitaria eccezionale, ci siano uomini e donne altrettanto eccezionali che non riescono a stare a guardare. Che tornano sul campo, pronti a dare ancora il loro contributo.
Succede anche a Grosseto dove otto medici e un’infermiera ormai in pensione sono tornati operativi per offrire volontariamente la propria professionalità e competenza diventando vaccinatori.
La dottoressa Maria Di Cunto è stata direttrice dell’Igiene pubblica grossetana fino a qualche mese fa. «Sono andata in pensione pochi mesi dopo l’esplosione della pandemia – dice – e fino all’ultimo giorno ho fatto il massimo per dare il mio contributo nella sfida di cui in quel momento ne sapevamo ancora poco. Avrei voluto rimanere a ogni costo e, quando si è presentata l’opportunità, non ci ho pensato due volte e ho fatto domanda. È stato naturale per me, i vaccini sono stati il mio pane quotidiano per più di 30 anni. Oltre che un atto civico, la scelta è un dovere professionale: più siamo, prima riusciremo a uscire da questo incubo».
Il dottor Paolo Barbafiera è stato medico di famiglia per 37 anni a Sticciano: «Visto il momento così difficile ho deciso di offrire il mio contributo per aiutare il Sistema Sanitario a uscire da questa situazione. Vaccinare più persone possibile è fondamentale per sperare di tornare a una qualità della vita, non dico pre Covid, ma più vicina possibile alla normalità. Svolgo la mia attività di volontario un giorno alla settimana nei limiti dei miei impegni per la gestione della famiglia, e ho già lavorato al centro vaccinale di Follonica, a Grosseto a Barbanella. Per Pasqua sarò all’Aurelia Antica».
Donatella Della Monica, infermiera al Misericordia per 40 anni: «Quando ho preso questa decisione, in tanti mi hanno chiesto: “Perché?”. E io senza esitazione ho risposto: “Perché no?”. Dico sempre che chi è infermiere o medico non smette mai di esserlo, resta nel Dna e in momenti come questi non ci si tira indietro. L’ho fatto spontaneamente, anche se ho una mamma anziana da accudire, riesco a trovare il tempo da dedicare a questa attività». Della Monica ha lavorato in direzione sanitaria al Rischio clinico e ha insegnato alla scuola di infermieristica. «Ho dato tanto, ma ho ricevuto altrettanto dalle persone che ho assistito, per questo mi è sembrato giusto tenere in vita il filo di continuità tra il mio passato e questo nuovo importante impegno», dice.
Il dottor Giorgio Invernizzi ha lavorato al Centro trasfusionale dell’ospedale di Lecco: «Ero ancora un ragazzo quando i miei genitori mi portarono la prima volta all’Isola del Giglio negli anni Sessanta. Da allora mi sono innamorato di questa isola tanto che abbiamo comprato casa e ormai passo più tempo qui che a Lecco. La pandemia ha messo a dura prova anche gli abitanti del Giglio, perciò ho deciso di offrire il mio aiuto come medico vaccinatore ma anche come volontario della Misericordia».
Il dottor Stefano Iozzi è stato chirurgo di Chirurgia generale al Sant’Andrea di Massa Marittima: «Ho sempre fatto il volontario e visto che l’ho fatto per dieci anni in Africa ho sentito il bisogno di dare una mano anche in questa campagna vaccinale che è davvero importante per uscire dall’emergenza».
Il dottor Valter Ricceri, medico di famiglia a Follonica, è ex responsabile cure primarie del Distretto sanitario delle Colline Metallifere: «Sono un medico e il dovere mi ha chiamato come volontario anche in questa occasione visto che avevo già lavorato alle fine del 1980 in Irpinia durante il devastante terremoto. Anche la pandemia Covid è una grave emergenza e i vaccini sono la strada per uscire da questa situazione. Ho già svolto 15 sedute, quasi tutte al centro vaccinale di Follonica e devo dire che quest’attività mi sta arricchendo sia dal punto di vista professionale e umano».
La dottoressa Teresa Vetrugno di Orbetello è stata responsabile del servizio di Prevenzione dell’Asl: «Ho visto che le strutture sanitarie nella nostra area potevano avere bisogno di più personale in questa fase e ho offerto la mia disponibilità. Mi sono rimessa in gioco con piacere per aiutare chi già si fa in quattro».
Il dottor Franco Simoni ha rivestito il ruolo di responsabile Medicina dello sport nella Asl 9 di Grosseto fino al 2015: «Ritornare sul campo a confrontarmi con le persone e i loro problemi di salute, soprattutto della popolazione anziana, mi ha aiutato moltissimo. Non tanto per il fatto di sentirmi utile; non tanto per il rapido e proficuo ripasso di clinica medica e chirurgica; non tanto per aver verificato, ce ne fosse stato bisogno, una sanità pubblica eccellente. No, è stato utilissimo perché, come accadeva quando ero medico di famiglia, mi sono messo nei panni di chi ha ricevuto il vaccino per capirne fino in fondo, in una sinergia empatica, le emozioni e sentirmi parte attiva di questa importante azione in cui credo fermamente».
La dottoressa Maria Piera Riccardi, ex dirigente medico dell’Asl: «Mi ha spinto la voglia di essere utile, di non venire meno a un senso di responsabilità. Questo perché penso che come medico i vaccini sono una grossa opportunità per uscire il prima possibile da questo dramma».
«La campagna vaccinale ha bisogno di tutti, ogni giorno. Questi professionisti confermano i valori che sono alla base del nostro lavoro», commenta il direttore generale, Antonio D’Urso. «Li ringraziamo perché si sono messi volontariamente a disposizione in una fase particolarmente delicata come quella attuale» conclude la direttrice sanitaria Simona Dei. —
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