Il Tirreno

Grosseto

i disordini alla caravella 

«Ha fallito il sistema di accoglienza» La sinistra invita alla mobilitazione

«Ha fallito il sistema di accoglienza» La sinistra invita alla mobilitazione

Forze politiche e associazioni chiamate a fare squadra per portare la città nel Sai e superare la politica dei Cas 

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piombino. A due giorni dalla morte del trentunenne nigeriano Tali Hocudua (martedì verrà eseguita l’autopsia) e della rivolta che era scoppiata giovedì al centro di accoglienza La Caravella, cominciano ad arrivare le prime reazioni.

In una nota congiunta, “a Sinistra” e la Rete solidale antirazzista parlano di «morte invisibile» riferendosi sia al comunicato della Lega (vedi box a fianco), sia alle dichiarazioni del giorno precedente del sindaco Francesco Ferrari e dell’assessora Carla Bezzini.

«Di chi è morto non si parla – scrivono le due associazioni – Non viene citato nemmeno il nome. Non interessa. Noi crediamo che si debba cambiare la narrazione. È morto Tali Hocudua, 31 anni, da sei in Italia, di origine nigeriana. Non sappiamo perché era fuggito dal suo Paese né cosa abbia passato durante il viaggio. Una brava persona, a detta di chi lo conosceva, che non aveva mai creato problemi nel centro di accoglienza e che da quando gli era stata respinta l’ultima istanza di riconoscimento dello status di rifugiato era disperato, in mezzo a una strada, senza permesso di soggiorno. È tornato di nascosto nell’unico posto che conosceva come casa e lì è morto. Al di là dell’autopsia noi sappiamo che la causa principale è un modello di accoglienza che si è dimostrato fallimentare, quello dei Cas (Centri di accoglienza straordinari), la logica di tenere i richiedenti asilo in luoghi isolati, di non favorire l’integrazione, il trascinare per anni i tempi per il riconoscimento o il diniego dello status di rifugiato. Tutto questo aggravato dai decreti Salvini che hanno fatto sparire la protezione umanitaria, mettendo centinaia di persone sulla strada. Quando è stato trovato il suo corpo è scoppiata la protesta, c’è stata rabbia, tensione, c’è stato l’immedesimarsi nella sorte di Tali. Sanno tutti benissimo che dopo anni che aspettano nella speranza di una vita migliore, il diniego potrebbe arrivare anche per loro. È stato rotto un parabrezza, sono volati sputi, qualche sasso. Comportamenti sicuramente sbagliati e da condannare, per i quali esprimiamo la nostra solidarietà alle forze dell’ordine e ai giornalisti; ma davvero così incomprensibili in quel frangente?».

«Torniamo quindi a una narrazione differente, a persone e non atti burocratici – proseguono a Sinistra e Rete – torniamo alla richiesta di azioni politiche e non di ordinaria amministrazione che favoriscano l’accoglienza e l’integrazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini senza ogni volta farsi scudo con il “non è di competenza del Comune”. Proponiamo che i cittadini, le forze politiche e della società civile che si riconoscono nei valori umani dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione si mobilitino con noi con incontri online, comunicati, proposte. Da sempre l’accoglienza diffusa che si realizza nel sistema di accoglienza e integrazione Sai (ex sistema Sprar diventato Siproimi coi decreti sicurezza che ne hanno limitato l’accesso ai titolari di protezione escludendo i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitaria) si pone come il modello di integrazione meno impattante per il benessere dei richiedenti e per la popolazione che li accoglie. Questa potrebbe essere la scelta giusta anche per il nostro territorio e chiediamo che Piombino aderisca alla rete dei comuni che si avvalgono di questo modello accedendo ai fondi del ministero dell’Interno e rispondendo alla necessità di umanità e accoglienza e integrazione, inderogabili in un paese civile». –



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