Italia
«Hanno chiesto scusa, spero che ora si ritrovi la serenità»
piombino. «Si sono scusati a nome della comunità, erano affranti e per molti versi bisogna capirli». Paolo D’Attilio, prefetto di Livorno, ieri mattina ha ricevuto una delegazione dei migranti. Era l’incontro che avevano chiesto giovedì, alla Caravella, prima che la situazione precipitasse. La delegazione era composta da tre richiedenti asilo, di cui uno amico stretto del nigeriano morto con cui aveva condiviso per due anni la camera, più un paio di dipendenti della Croce rossa: un mediatore culturale e la traduttrice e interprete.
«Erano tranquillissimi – dice D’Attilio – hanno chiesto scusa più volte, uno addirittura si è messo in ginocchio. Hanno spiegato che non volevano creare disordini, ma di fronte al cadavere del loro connazionale l’aspetto emotivo ha prevalso. Hanno pensato che fosse quello il loro futuro: aspettare per anni, sentirsi dire di no e poi morire. Il loro disagio è legato ai tempi lunghi per le audizioni in commissione e a quelli ancora più lunghi della magistratura. Attesa e molto spesso delusione, perché poi molti di loro non ottengono quello che desiderano, come è capitato al loro amico. Gli ho spiegato che le domande sono tantissime e i tempi tecnici sono questi. A volte anche solo per una singola audizione la commissione impegna un’intera giornata. Però è vero, non si può nascondere il loro disagio. Anche se rispetto a prima le cose sono migliorate, con le commissioni territoriali e le sottocommissioni».
«Hanno chiesto alcune cose che sono fattibili – prosegue il prefetto – come gli orari degli autobus. Altre le valuteremo, ma hanno capito. Mi hanno colpito quando, salutandomi, hanno detto che in cinque anni non hanno mai avuto occasione di parlare con un prefetto. Spero che per loro questo incontro sia importante e serva a riportare un po’ di serenità». —
A.d.G.
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