Il Tirreno

Grosseto

ECONOMIA E AMBIENTE 

Relazione choc in Parlamento Il giorno dopo tanti «no comment»

Lina Senserini Giulia Sili
Relazione choc in Parlamento Il giorno dopo tanti «no comment»

Caso Venator: tacciono Regione, azienda e vertici del Pd Cauti i sindaci, Travison chiede subito «un tavolo politico» 

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Lina Senserini

Giulia Sili

scarlino. L’atteso sciame sismico alla scossa di terremoto innescata ieri dalla relazione della commissione bicamerale Ecomafie sui gessi rossi, alla fine, non c’è stato. A parte quella del parlamentare del Pd Luca Sani, mercoledì, ieri nessuna reazione alle conclusioni choc della commissione, che boccia l’uso dei gessi rossi – scarto industriale della Venator prodotto a Scarlino – per il ripristino di ex cave (come avviene a Montioni, e come Venator vorrebbe fare a Pietratonda, nel comune di Campagnatico) e li bolla come rifiuto inquinante, rimproverando agli enti locali di non essere intervenuti per impedire l’inquinamento.

Nessuna reazione, dunque, ma solo silenzio, come si dice, “assordante”, e nessun commento – o quasi – dalla politica e dalle istituzioni pesantemente chiamate in causa da Stefano Vignaroli (M5s), presidente della commissione.

Il Tirreno ha contattato per primo l’assessore regionale all’Economia, Leonardo Marras (Pd), già consigliere a palazzo Panciatichi, presidente della Provincia di Grosseto dal 2009 al 2014. Risposta: «No comment» o un eventuale comunicato congiunto con la collega di partito e assessora all’Ambiente, Monia Monni.

Ma anche da Monni, contattata tramite l’ufficio stampa, nessuna risposta. Eppure erano intervenuti entrambi, i primi di marzo, dopo la decisione della conferenza dei servizi di avviare la procedura di diniego per il progetto di ripristino della cave di Pietratonda.

A loro avviso c’erano spazi per arrivare a un esito positivo del percorso autorizzativo – bocciato in sede tecnica – e a una soluzione tecnicamente sostenibile e condivisa con il territorio, data la disponibilità della Venator «a cercare soluzioni per superare le obiezioni della Soprintendenza e del Comune di Campagnatico, per ricostruire l’ambiente», avevano scritto. Precisando che «tutti gli altri impatti sull’ambiente messi sotto osservazione, sia chimici che fisici, sono stati giudicati compatibili».

In terza battuta Il Tirreno ha cercato il segretario del Pd, Giacomo Termine, che contestualmente a Marco Simiani, del partito regionale, era sceso in campo due giorni prima della pubblicazione della relazione Vignaroli. Pur con alcuni distinguo tra le due posizioni, avevano fatto arrabbiare comitati e amministratori, bollando i primi come affetti «da sindrome non nel mio giardino» (Termine), accusando i secondi di scarsa responsabilità, poiché fermi nella difesa del proprio territorio (Simiani). Possibilisti entrambi sulla soluzione di Pietratonda o simili per i gessi della Venator.

Il Tirreno ha infine sollecitato a Venator un commento, anche per capire se le conclusioni della commissione Ecomafie avranno ripercussioni sull’ex cava di Montioni, ormai ripienata di gessi rossi. La società, però, a ieri non ha rilasciato dichiarazioni.

«Un tavolo politico»

La relazione prodotta dalla commissione ha avuto un impatto enorme sui Comuni di Scarlino e di Follonica e oggi i sindaci si approcciano con molta cautela all’argomento.

«Stiamo approfondendo i temi trattati nella relazione – dice Francesca Travison (Lega), sindaca di Scarlino – La decisione sul futuro dei gessi rossi non può riguardare solo il nostro Comune ma deve essere condivisa con tutti gli enti coinvolti, a partire dai Comuni a noi vicini. Certo è che la tutela ambientale è una priorità ma per la Maremma lo sono anche i posti di lavoro e l’indotto generato dalla piana di Scarlino. L’interesse di tutti deve essere quello di trovare la migliore soluzione possibile alla questione, senza rimandare oltre».

Proprio Travison lancia l’idea del tavolo politico per discutere della questione.

«Come amministrazione abbiamo sempre dato molta attenzione ai controlli e ai monitoraggi – dice il sindaco di Follonica Andrea Benini (Pd) – Prima di sottoscrivere l’accordo di programma abbiamo chiesto che a Montioni venisse individuato un collaudatore e che venissero previsti più piezometri. In passato ho anche fatto un’ordinanza affinché venissero risolti alcuni problemi. L’amministrazione ha incrementato le richieste per dare tutte le garanzie possibili ai cittadini ma ovviamente ci muoviamo in un quadro normativo esistente, scritto a livello regionale e nazionale».

Critico il capogruppo di opposizione Massimo Di Giacinto (civica di centrodestra): «È stato detto che non c’è solo l’ambiente ma ci sono anche i lavoratori. Aggiungerei: ci sono i lavoratori ma ci sono anche l’ambiente e la salute delle migliaia di persone che vivono nel comprensorio. È disumano arrivare al punto di dire o risolviamo il problema o l’azienda chiude: è un ricatto occupazionale». —

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