Il Tirreno

Grosseto

monte argentario 

Hashish a cinque euro nelle partite di poker Due davanti al giudice

Pierluigi Sposato

Sono imputati per episodi avvenuti in una vigna nel 2018 Lo spaccio era stato ricostruito dalla guardia di finanza

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Pierluigi Sposato

Monte argentario. L’indagine era partita da un controllo antidroga sull’argine del fiume Ombrone; ed era finita con l’accertamento di partite di poker in una vigna nelle campagne di Monte Argentario, partite più o meno fittizie nel corso delle quali sarebbe stato scambiato dell’hashish.

Cinque euro ogni volta il prezzo della droga tra un cip e una scala reale, secondo la Procura, che ha mandato a giudizio due uomini residenti ad Albinia, Giuseppe Guastafierro, 27 anni, e Umberto Iavarone, 29 anni. Non solo per gli episodi davanti al tavolo da gioco (quattro gli acquirenti, tra il settembre e il novembre 2018) ma anche per la detenzione, il trasporto, l’acquisto e la vendita della stessa sostanza stupefacente, come anche (il solo Iavarone) cocaina. Ieri, davanti al giudice Andrea Stramenga, ha parlato il sottufficiale della guardia di finanza che aveva effettuato le indagini e che ai primi del dicembre 2018, insieme ai colleghi di pattuglia, aveva fermato i due nei pressi dell’argine a sud del capoluogo, trovando loro poco più di 45 grammi di hashish, appena acquistati. Ha aggiunto, rispondendo al viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera, che all’epoca era partita una semplice segnalazione al prefetto ma che dopo pochi giorni il fascicolo si era arricchito di altri elementi tali da far formulare ipotesi più gravi. Un ponderoso lavoro di raffronti dei tabulati telefonici dei due indagati, seguito da una “scrematura” dei risultati e dall’individuazione dei possibili acquirenti, aveva permesso di spostare il campo di attenzione sulla zona sud della nostra provincia, in particolare Monte Argentario. E così le fiamme gialle avevano iniziato a sentire alcuni dei contatti di Iavarone e Guastafierro. Molti di loro avevano ricostruito le giornate in cui gioco e fumo andavano di pari passo: partite senza soldi, avevano precisato, nel corso delle quali sia Guastafierro sia Iavarone avrebbero ceduto quantitativi di hashish in cambio di cinque euro; partite anche piuttosto affollate («ci trovavamo in una decina, compresi loro due, ma solamente alcuni mettevano i soldi per comprare l’hashish da loro due, per lo più da Guastafierro»). Un altro dei giocatori aveva confermato che le partite erano senza soldi e che avvenivano in una vigna dalle parti del Campone: talvolta, ma non sempre, veniva fatto uso di hashish. C’era chi aveva fatto solo qualche tiro. Ma c’era stato anche chi aveva dichiarato di essere stato «troppo preso dalla partita» per accorgersi se ci fosse stato passaggio di denaro per acquistare l’hashish. Insomma, per la guardia di finanza c’erano sufficienti elementi per concludere che Guastafierro e Iavarone avrebbero partecipato alle partite soltanto per spacciare l’hashish.

Difesi dall’avvocato Alessandro Antichi, i due imputati ieri non sono comparsi in aula. Dovranno essere sentiti altri testimoni, il giudice ha fissato la prosecuzione del processo per il prossimo anno. —

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