Il Tirreno

Grosseto

le reazioni: vittoria amara 

«In 15 anni nessuno ha voluto trovare soluzioni»

Lina Senserini
«In 15 anni nessuno ha voluto trovare soluzioni»

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Scarlino. La Commissione bicamerale sulle ecomafie, in venti minuti di conferenza stampa per presentare la relazione sui gessi rossi di Scarlino, ha demolito ogni dubbio sulla loro “qualità” e su ogni ipotesi di ex cava per smaltirli. Ma nessuno degli amministratori e dei comitati che da anni li combattono ha voglia di festeggiare, poiché si ragiona di un pesante inquinamento da sanare e posti di lavoro in bilico.

Il pensiero di tutti è ben riassunto nelle parole del comitato Val di Farma, a commento dell’esito dei lavori della commissione. «Oggi non ha vinto nessuno – scrivono – perché non si può esultare quando un territorio è già inquinato e compromesso, la salute dei cittadini in pericolo e i posti di lavoro a rischio, ma Venator ha avuto venti anni per cambiare rotta, durante i quali ha risparmiato quasi 300 milioni di euro che avrebbe potuto investire in un processo produttivo meno inquinante. Invece non lo ha fatto e la politica l’ha assecondata “aggiustando” le leggi e derogando l’impossibile. Non siamo visionari, né ambientalisti da giardino, come qualcuno ci ha definiti e oggi ne abbiamo avuto conferma». Certo, la frase con cui l’onorevole Vignaroli ha aperto la conferenza stampa, lascia spazio a pochi dubbi. «Trovato l’inquinamento, la legge lo mantiene», ha detto, invitando a cancellare le deroghe definite “illegittime”, «sollecitando il Parlamento ad annullarle e invitando i magistrati di Firenze, che hanno un procedimento penale in corso, a presentare ricorso alla Corte Costituzionale affinché le annulli», precisano Italia Nostra e i Forum ambientalista di Grosseto. «Deroghe regalate alla Tioxide – incalzano – unica produttrice dei gessi rossi, che le hanno consentito di cederli per i ripristini, con il risultato che le falde sono ora inquinate anche a Montioni, oltre che a Scarlino. Per questo rifiuto si sta ripetendo quello che è successo per le ceneri di pirite nel 2006, la stessa vergognosa vicenda con i politici locali e gli “yesman” della disinformazione che fanno finta di non sapere e di non vedere, preferendo nascondere gli inquinanti sotto il tappeto, l’altro ieri a Scarlino, ieri a Montioni, oggi a Pietratonda, domani in un altro sito. Come se la terra potesse nascondere in eterno queste scelte, che uno dei primi magistrati a indagare sulla piana di Scarlino definì “scellerati progetti”», concludono Italia nostra e il Forum ambientalista.

Tirano un sospiro di sollievo i sindaci di Campagnatico, Luca Grisanti, e Civitella Paganico, Alessandra Biondi, poiché è abbastanza evidente che il percorso autorizzativo sul progetto di ripristino delle cave di Pietratonda si fermi qui. Ma anche loro la vivono come una vittoria amara. Per Grisanti l’esito della conferenza dei servizi sul piano per l’ex area mineraria è scontato, «diversamente – scrive – sarebbe negare l’evidenza dei fatti. C’era bisogno di pareri tecnici e ora ci sono e ora non serve nemmeno mettersi intorno a un tavolo. Resta la preoccupazione per i posti di lavoro, ma siamo di fronte a un’azienda che ha avuto 15 anni di tempo per trovare una soluzione a un problema annunciato, durante i quali, lo dice l’onorevole Vignaroli, ha risparmiato 240 milioni euro rispetto allo smaltimento in discarica».

A preoccupare la sindaca Biondi, è anche il giudizio pesantissimo della commissione bicamerale sugli enti locali. «Una sconfitta per la buona amministrazione, così come è un sconfitta il rischio occupazionale. Tuttavia aver pensato di risolvere la questione dello smaltimento dei gessi rossi con le forzature, abbassando la guardia sulla loro pericolosità, ha significato dare risposte “false”a un problema vero che esiste dai primi anni Duemila e che c’è stato tutto il tempo di affrontare. Si doveva risolvere e non cercare soluzioni apparenti. Il mio auspicio è che tutto questo serva almeno a non ripetere gli stessi errori», conclude Biondi. —

Lina Senserini

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