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il settore primario  

L’agroalimentare cerca la svolta, gli imprenditori puntano sull'export

Giovanna Mezzana
Rispescia, ecco dove sorgerà il Polo agroalimentare (Foto Agenzia Bf)
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Rispescia, ecco dove sorgerà il Polo agroalimentare (Foto Agenzia Bf)

Ecco quali sono gli obiettivi delle 13 aziende del settore primario che si sono candidate a gestire il futuribile Polo di Rispescia.

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GROSSETO. Ha trovato una via d’uscita la Maremma per colmare quella distanza che storicamente la argina dal resto della Toscana. Il Polo agroalimentare che dovrà sorgere a Rispescia, presumibilmente tra due/tre anni e per gestire il quale si è fatta avanti una cordata di tredici imprenditori, potrà – dovrà – essere la rampa di lancio per piazzare sul mercato internazionale i prodotti agroalimentari locali, che già sono di alta (e talvolta altissima) qualità: vino, olio, formaggi, cereali e riso, carni.

Qualche dato

Perché diciamocela tutta, senza export non si va da nessuna parte. È valso per il manifatturiero dei distretti toscani, vale anche per l’agroalimentare maremmano. Le esportazioni della provincia di Grosseto (tutti i comparti) hanno un peso tradizionalmente “ridicolo” sul totale dell’export regionale: tra lo zero-virgola e l’1 per cento. Valevano appena 360 milioni di euro nel 2019 (il dato è contenuto nel rapporto economia presentato dalla Camera di Commercio a novembre 2020) le esportazioni provinciali dei prodotti manifatturieri che sono il 98 per cento dell’export totale della Provincia: e in questa quota già di per sé così residuale, le esportazioni frutto del settore primario maremmano pesano per lo 0, 5 per cento, sempre secondo il rapporto camerale. C’è tanto da fare, dunque, e c’è ampio margine entro cui operare. E c’è un treno che passa – il costruendo Polo agroalimentare di Rispescia – e che potrebbe essere l’ultimo.

Ci siamo

Si è presentata ieri con un webinar in diretta dalla pagina Facebook della provincia di Grosseto, condotto dal presidente dell’ente e sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e in cui è intervenuto il presidente della Regione Eugenio Giani – la cordata di 13 imprenditori, capeggiata da Confagricoltura, che si è candidata a gestire il polo agroalimentare di Rispescia, il progetto di levatura regionale che la Toscana ha affidato alla provincia di Grosseto e che prevede un investimento pubblico da due milioni e mezzo di euro per l’acquisto di macchinari e la costruzione ex novo della sede del polo all’ex Enaoli, l’Ente Nazionale Assistenza Orfani Lavoratori Italiani di Rispescia, in prossimità della vecchia scuola. Cosa dovrà fare questo Polo lo dice Attilio Tocchi, presidente di Confagricoltura Grosseto che è la capo-cordata: «Dovrà essere di supporto ai sistemi di coltivazione e allevamento; l’obiettivo è: fare un prodotto di qualità e presentarci sui mercati mondiali, aggregando le piccole e piccolissime realtà» che sono il tessuto imprenditoriale diffuso della Maremma, ma che da sole non sono in grado di lanciarsi.

Le idee chiare

Prima di iniziare però c’è qualcosa che la Maremma dell’agroalimentare, uno dei pochi comparti promettenti per questo territorio, deve scrollarsi di dosso e c’è altro di cui deve imparare a fare tesoro. È la “lezione” – in poche parole di presentazione durante il webinar – di due imprenditori che sono entrati nella cordata: Benedetto Grechi, presidente della Cantina cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano e Remo Grassi, amministratore delegato di Banfi. «Io ho la fortuna di presiedere una cooperativa – dice Grechi – che nell’ultimo anno solare ha immesso sul mercato cinque milioni e 400mila bottiglie di vino liquidando ai propri soci il 35 per cento in più rispetto al prezzo di mercato dell’uva. Nonostante ciò, io ritengo che nel mondo del vino la Maremma sia una zona depressa. Il mondo del vino finisce a Montalcino. Io non riesco a capire come possa un ettaro di Morellino, che è la denominazione più pagata in Maremma, valere 100mila euro quando un ettaro di Brunello vale un milione e uno di Barolo ne vale quattro. La colpa – sottolinea Grechi – non è della Maremma, non è dell’ambiente, ma di noi maremmani, di chi opera su questo territorio. Noi siamo un’azienda che investe tantissimo in ricerca e sviluppo, in sostenibilità: mi ritengo fortunato in questo territorio ma infelice se guardo altrove. Benvenga questo Polo, la ricerca è importante ma cerchiamo anche qualche gene da mettere nella testa di noi maremmani perché si possa comprendere le potenzialità che abbiamo in mano». E il caso vuole che dopo Benedetto Grechi prenda la parola, durante il webinar, Remo Grassi che arriva proprio da Montalcino, da Castello Banfi: «A Montalcino – dice – non abbiamo geni particolari», però sono stati loro a insegnare agli americani a bere Lambrusco e Brunello... «Io voglio portare in questo Polo – continua Grassi – l’esperienza di Banfi che è la prima azienda al mondo ad aver ottenuto la certificazione etica. Fare il percorso della sostenibilità significa intraprendere la strada della condivisione. Noi dobbiamo avere rispetto dell’economia perché siamo imprenditori, dell’ambiente perché senza di esso non si va avanti, del sociale. Avere un Bilancio di sostenibilità fa crescere l’imprenditorialità: credetemi».

A che punto siamo

Nell’arco di due mesi si dovrebbero chiudere le pratiche con cui si assegna alla capo-cordata Confagri srl la gestione del futuribile Polo. «Il progetto è interamente finanziato – assicura Vivarelli Colonna – la Provincia ha già acquisito i terreni su cui sorgerà la sede del Polo e la bonifica di essi è già conclusa». Il prossimo passo sarà quello di individuare e acquistare i macchinari di cui gli imprenditori necessiteranno per fare ricerca applicata, migliorare i flussi e i processi legati alla produzione, come dettaglia il segretario generale della Provincia Emilio Ubaldino. Oltre a Confagricoltura, Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano e Banfi, partecipano alla cordata: Diaccialone della famiglia Pallini, Frantoio Franci; Latte Maremma; Tenuta San Carlo di Principina Terra; Cantina I vini di Maremma del Cristo; Tenuta di Paganico; I Lecci di Scansano; Swisse Olive, Gvg di Capalbio, Podere dei Fiori. –

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