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Era partito da Roma con un complice per rapinare don Claudio in canonica Condannato a quattro anni e otto mesi
alberese. Don Claudio Piccinini fu svegliato da un fascio di luce puntato contro il suo volto. In camera sua, nella canonica della chiesa di Santa Maria di Alberese, c’erano due uomini, uno con il volto coperto da un passamontagna, l’altro con un punteruolo in mano, puntato alla gola del prete. Don Claudio fu costretto a consegnare ai due rapinatori la fede della madre e una catenina d’oro e 1. 400 euro, soldi che sarebbero stati utilizzati per sistemare le campane. Due giorni dopo, i carabinieri arrestarono in provincia di Firenze Dumitru Toncea, uno dei rapinatori che confessò. Con lui, quella sera ad Alberese, c’era Liviu Marian Raducanu, 33 anni, che fu poi arrestato in Romania, dove era scappato.
L’uomo è stato condannato, dovrà scontare quattro anni e otto mesi di carcere e pagare duemila euro di multa, oltre alle spese processuali e a quelle per la custodia cautelare.
Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna, ha chiesto una condanna a sette anni di carcere e al pagamento di duemila euro di multa. Il tribunale, Adolfo Di Zenzo, presidente, Marco Bilisari e Laura Previti, giudici, hanno anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici per l’imputato e l’espulsione dall’Italia.
Quando Toncea fu fermato a Firenze, Raducanu non era con lui, ma una scheda sim intestata al trentatreenne era inserito nel cellulare che era stato sequestrato dai militari. I due erano arrivati qualche giorno prima dalla Francia, tant’è che l’auto sulla quale viaggiavano e che è stata ripresa dalle telecamere di Targamanent a Rispescia, aveva una targa d’Oltralpe.
Il giorno prima della rapina, i due erano a Roma, in via Salaria da dove erano partiti alla volta di Grosseto, proprio con l’intenzione di mettere a segno la rapina nella canonica di Alberese. Sarebbe stato Raducanu a invitare Toncea ad andare in Toscana con lui, spiegandogli che era una zona che conosceva bene. Quando Raducanu, difeso dall’avvocata Luisa Manini del foro di Perugia, è stato arrestato, una volta di fronte al giudice per le indagini preliminari, ha vuotato il sacco: «A proporre il colpo è stato Toncea, ma l’abbiamo commesso insieme minacciando il parroco con un cacciavite che brandiva Toncea». Confessione perfettamente corrispondente ai risultati delle indagini. – F. G.
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