Il Tirreno

Grosseto

isola del giglio 

Coniglio selvatico preso al laccio Il pensionato è stato assolto

P.S.

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isola del giglio. Assolto: non ha commesso il fatto. Così ha deciso il giudice Andrea Stramenga per il caso di Giuseppe Baffigi, gigliese di 76 anni, imputato di aver causato (con crudeltà e senza necessità) la morte di un coniglio selvatico preso al laccio con una trappola posizionata nella zona del faro di punta Capel Rosso.

Il giudice ha accolto le tesi del difensore Francesco Paolo Giambrone, riassunte anche in una memoria. Il legale ha brevemente ricostruito l’episodio dell’agosto 2016 sostenendo che non vi fosse prova che fosse stato Baffigi a posizionare la trappola. «Non è certamente un bracconiere», ha aggiunto, ricordando che il suo assistito aveva visto il coniglio, lo aveva liberato dal laccio e lo aveva lanciato via. «Senza dubbio non aveva dato sepoltura, ma non c’è prova che la trappola l’abbia realizzata lui. E poi, se fosse stata sua, perché lanciare via anche la trappola». Il sentiero teatro dell’episodio, ha aggiunto richiamando ai rilevamenti topografici, non è nella sua proprietà. Poi Giambrone si è meravigliato che la Lav, costituita parte civile, avesse chiesto un risarcimento di 30mila euro per questo episodio. E aveva infine respinto l’accusa di crudeltà formulata nel capo di imputazione.

Le motivazioni dell’assoluzione saranno depositate entro 90 giorni. Il viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera aveva chiesto una condanna a tre mesi, con la concessione delle attenuanti generiche. Richiamandosi alla pratica di cattura diffusa da tempo sull’isola, il vpo ha ritenuto che il dibattimento avesse messo in evidenza la presenza di elementi tali da dire che Baffigi fosse il «gestore» della trappola, al di là dell’esatto luogo di posizionamento della stessa. Il principale testimone aveva confermato che non si era trattato di un rinvenimento casuale. Bonasera aveva aggiunto che ci sono casi di necessità, come quelli che danno avvio alla caccia di selezione, ma che in questo caso la cattura sarebbe stata attuata anche con crudeltà, senza continenza nella condotta.

Per la parte civile Lav, l’avvocata Federica Ciotoli aveva chiesto la condanna di Baffigi e il risarcimento del danno causato. Anche lei aveva ricostruito brevemente l’episodio: il pensionato era sceso dall’Apecar, era andato a vedere, aveva trovato il coniglio e lo aveva gettato nella vegetazione, aveva continuato per arrivare alla sua proprietà e aveva controllato altre trappole, altri lacci. La richiesta del risarcimento e comunque di una provvisionale sarebbe stata a suo giudizio giustificata dalla necessità di proporre un deterrente per casi similari. —

P.S.

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