Gioco
Aronne-Comune, il braccio di ferro si inasprisce
Pierluigi Sposato
massa marittima. Il braccio di ferro tra la famiglia Aronne di allevatori e l’Amministrazione comunale di Massa Marittima prosegue. Adesso al profilo amministrativo si è affiancato quello penale. Per quei 24 ettari venduti all’asta dal Comune e, soprattutto, per quanto è seguito nei giorni successivi, Giuliano Aronne si è rivolto all’avvocato Giovanni Livio Sammatrice per sporgere due querele, indirizzate alla Procura.
Nella prima, datata 15 febbraio, viene chiesto alla magistratura di accertare se ci siano responsabilità della polizia municipale per l’intervento dell’8 febbraio, quando una pattuglia insieme ai responsabili del canile si presentò al podere Poggio Mugnaio di Valpiana in uso ad Aronne e alla madre Graziella Vanni per prelevare i cani. Nella seconda, datata 26 febbraio, fa riferimento alla rimozione del cancello e di 50 metri di recinzione metallica: un intervento che oltre a causare danni aveva anche fatto sì, scrive Aronne, che 13 pecore si disperdessero.
«Noi non mettiamo in discussione il diritto del Comune di mettere i propri beni all’asta - dice l’avvocato Sammatrice - Ma contestiamo alcune questioni di forma, importanti: ad esempio nel bando d’asta non è indicato lo stato dei beni, se cioè qQuei terreni sono occupati legittimamente o no. Gli acquirenti devono saperlo». I 24 ettari sono stati venduti il 18 febbraio a 272mila euro. A suo giudizio, per qualsiasi accesso ai terreni sarebbe stata necessaria la presenza di un ufficiale giudiziario. Il legale si richiama poi a una situazione risalente molto indietro negli anni: «L’occupazione dei terreni è stata continuativa, dal 1991, e ben tollerata dalle amministrazioni che si sono succedute. Addirittura nel 2001 l’allora sindaco riconosceva l’utilizzo del terreno da parte degli Aronne. E una successiva amministrazione si era prodigata, ancora per scritto, per far trovare altri pascoli alla famiglia. Dunque ne venivano riconosciuti i diritti. Tra l’altro, gli Aronne lì hanno apportato migliorie con la loro attività, svolgendo attività di sentinella di fronte agli attacchi dei predatori».
In questo quadro si inseriscono le cause civili: le due parti vantano vittorie e sconfitte. Il sindaco Marcello Giuntini, che su queste pagine aveva già espresso la posizione del Comune («Il terreno non è degli Aronne, ci tuteleremo in ogni sede») non è intenzionato a fare passi indietro. E si chiede adesso perché in passato non sia stato trovato un accordo, segnalando un «atteggiamento ondivago» da parte degli Aronne. Torna indietro con la mente e ricorda l’ordinanza di sgombero del 2016. Mentre per quanto riguarda le vicende più recenti segnala che per la vicenda del cartello ci sono stati atti di indagine della polizia locale inviati alla magistratura. E che ci sono altre questioni inerenti la legittimità del pascolo, non ancora chiuse davanti al giudice. «Il certificato penale degli Aronne non c’entra nulla - taglia corto Sammatrice interpellato in merito dal cronista - Qui si parla di diritti che non possono essere limitati o superati». — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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