Il Tirreno

Grosseto

SCUOLA

«I nostri figli tornino in classe se tutti i tamponi sono negativi»

Elisabetta Giorgi
Un operatore sanitario con un test per il coronavirus
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Un operatore sanitario con un test per il coronavirus

Gruppo di genitori preoccupati chiede test obbligatorio dopo casi di positività. «Si riveda il protocollo»

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GROSSETO. Nella giornata di lunedì 15 marzo, 20 studenti di una classe della scuola media Galileo Galilei di Grosseto sono tornati in aula, dopo un periodo di quarantena a seguito di un caso positivo accertato.

I genitori sono preoccupati. Alcuni ragazzi, infatti, non si sono sottoposti a tampone ma dopo una quarantena di 14 giorni senza sintomi hanno potuto tornare in classe anche loro con i loro compagni “negativi” (lo prevede il protocollo). Non sentendosi al sicuro un gruppo di genitori ha provato a chiedere la didattica a distanza, ma la scuola non l’ha concessa. Nessuna rabbia nei confronti dell’istituto, anzi. «La scuola ha fatto di tutto per venirci incontro, ma ha le mani legate – spiegano le famiglie – Purtroppo è il protocollo sanitario in vigore a non imporre tamponi obbligatori. Noi però così non ci sentiamo tranquilli; a nostro avviso il protocollo non va bene».

La storia risale a venerdì 26 febbraio quando uno studente di seconda media è risultato positivo al tampone. A quel punto la classe, con 24 adolescenti più alcuni professori, è entrata in quarantena. Tutti a casa. L’istituto si è attivato subito e lunedì 1° marzo è partita la didattica a distanza. Anche l’Asl ha fatto partire il suo protocollo: ha chiamato tutti gli studenti e i prof a fare il primo tampone rapido, e ha mandato una Pec nella quale ha comunicato l’inizio della quarantena. Il protocollo sanitario prevede (come riporta anche la Pec) che «trascorso il periodo di quarantena di 14 giorni, oppure di 10 giorni con un secondo test antigenico o molecolare negativo, in assenza di sintomi si possa riprendere la frequenza delle lezioni». La classe ha fatto il 2 marzo il primo tampone, in cui è risultato positivo un docente, e il 10 marzo il secondo tampone dove sono risultati positivi 3 studenti. Quindi 4 studenti in totale, compreso il primo del 26 febbraio.

Alcuni ragazzini però non si sono sottoposti al tampone. Le loro famiglie hanno preferito far loro osservare “14 giorni di quarantena” a casa. Ed è qui che si è annidato il problema. Da oggi tornano infatti in aula la ventina di studenti negativi, ma anche gli alunni senza sintomi (e senza tampone). I genitori non lo trovano giusto. «L’Asl – spiegano – permette a studenti che non hanno fatto il tampone di tornare in ambiente scolastico, avendo fatto solo 14 giorni di quarantena. In una situazione del genere, con un focolaio e in condizioni di tale criticità, il tampone dovrebbe essere a nostro avviso obbligatorio per l’intera classe».

Preoccupati per la ripresa delle lezioni in presenza, il gruppo di genitori ha scritto alla scuola. «Ci vediamo costretti a chiedere la didattica a distanza – hanno scritto alla dirigenza – in quanto non ci sembra corretto nei confronti dei ragazzi, dei professori, dei collaboratori scolastici e di tutte le famiglie rientrare in presenza con dei compagni che non hanno fatto i tamponi, visto che la positività di alcuni studenti è risultata dopo 10 giorni dal primo tampone negativo».

La richiesta alla scuola è stata quella di non far rientrare in presenza i figli, almeno finché il caso non fosse chiarito. Da parte sua, però, la scuola non ha accordato la didattica a distanza. Del resto – spiegano le famiglie – «la scuola stessa ha le mani legate; la procedura prevede in questi casi il rientro in presenza. Noi non accusiamo la scuola, che anzi si è data da fare per venirci incontro. Per noi è un problema generale di protocollo, e come tale le autorità sanitarie, o il ministero o la Regione dovrebbero modificarlo. Lunedì 15, noi ci vediamo costretti a mandare i nostri figli a scuola con questo clima di incertezza e preoccupazione. Vorremmo però che il protocollo sanitario fosse modificato e che non ci fosse solo la “facoltà” di fare o meno il tampone, ma che ce ne fosse “l’obbligo”, in una classe dove ci sono stati casi conclamati di contagio». –

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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di Redazione web