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MANCIANO 

Nodo fotovoltaico Dal sindaco secco no ma per l’area tecnica è stallo normativo

Francesca Ferri
Nodo fotovoltaico Dal sindaco secco no ma per l’area tecnica è stallo normativo

Inviate alla Regione una lettera di Morini e una relazione L’assessore Bulgarini: la tutela dell’ambiente è la prima cosa 

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Francesca Ferri

MANCIANO. Scadono domani i termini per presentare osservazioni, da parte di enti pubblici e privati, cittadini e associazioni, sul progetto di impianto fotovoltaico da 110 ettari e 62,3 megawatt di potenza, che la multinazionale Iberdrona Renovables Italia spa vuole realizzare a Poggio Contino, nel comune di Manciano.

Nei giorni scorsi hanno reso note le loro osservazioni il Pd, con un documento sottoscritto anche dall’altro gruppo di minoranza di Fiorenzo Dionisi, e Sinistra mancianese.

Anche il Comune di Manciano ha inviato dei contributi a Firenze, uno tecnico, inviato dall’ufficio urbanistica, servizio Ambiente e agricoltura, e uno politico, una lettera firmata dal sindaco Mirco Morini a nome dell’amministrazione.

Il documento inviato dall’ufficio Urbanistica, quattro pagine datate 12 marzo, sono il contributo tecnico istruttorio alla procedura di verifica di assoggettabilità tecnica relativa all’istanza di Iberdrola. Il Comune, in sostanza, non dice né sì, né no. «La complessità del quadro normativo – scrive l’area tecnica – rende in questa fase molto labile e incerto il corretto perimetro su cui poter effettuare le opportune valutazioni di riferimento, tranne ovviamente il parere specifico sul progetto avviato». L’area dove dovrebbe ricadere l’impianto è stata individuata a suo tempo dalla Regione e dalla Provincia. Tuttavia più di recente la Regione ha emanato una legge, la 82 del 2020, che mette un tetto di 13 ettari agli impianti fotovoltaici. Perciò, scrive l’area tecnica, questo comporterebbe «di fatto una “non conformità” del progetto stesso» rispetto alla legge 82.

La legge 82 è stata però impugnata dal governo Conte bis, che la considera incostituzionale. Sul fotovoltaico, dice il governo, legifera lo Stato. E secondo lo Stato un impianto così grande si può anche fare. La Corte costituzionale, però, si deve ancora pronunciare.

Nel frattempo, prosegue l’area tecnica del Comune, si possono fare altre valutazioni. Ad esempio, va sottolineato che nella zona c’è una «compresenza di aree di forte componente naturalistica ed ecologica» sulle cui eventuali interferenze con l’eventuale impianto il Comune non ha le competenze per rispondere. Cita, a ogni modo, la presenza di un importante Sir (Sito di interesse regionale), il numero 129 “Boschi delle Colline di Capalbio”, la Riserva regionale Montauto e il fatto che intorno ci siano solo campi, a parte 12 poderi.

Se dal punto di vista tecnico il Comune ha le mani legate, da punto di vista politico il sindaco Morini ha inviato l’11 marzo una lettera al presidente della Regione Eugenio Giani e agli assessori all’Ambiente Monia Monni, al Turismo Leonardo Marras (che era presidente della Provincia quando fu individuato quel sito), al Territorio Stefano Baccelli e all’Agricoltura Stefania Saccardi. Morini chiede loro «un incontro ufficiale per discutere e analizzare le varie problematiche emerse» e mette nero su bianco: «L’amministrazione anticipa con la presente la propria contrarietà alla realizzazione di tale impianto».

«L’amministrazione Morini è contraria a questo impianto – spiega l’assessore Roberto Bulgarini, capogruppo di maggioranza –. Noi, e il sindaco in particolare, siamo sempre stati contrari. La tutela dell’ambiente e delle produzioni locali è la prima cosa. E di certo non vogliamo essere strumentalizzati». —

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