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la polemica 

Caso Ciaramella, Grisanti si offre come mediatore Il centrosinistra attacca

Gabriele Baldanzi
Caso Ciaramella, Grisanti si offre come mediatore Il centrosinistra attacca

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Gabriele Baldanzi

GROSSETO. Il cambio di programma sullo svolgimento del consiglio provinciale dedicato al caso Ciaramella (rinviato a data da stabilire) ha lasciato uno strascico di polemiche e prese di posizione.

Due i fronti. Il primo scaturisce dall’intervento del vicepresidente leghista della Provincia, Luca Grisanti, che giovedì sera aveva instillato un dubbio “politico” sulle ragioni della richiesta di rinvio. «C’è forse un altro motivo dietro alla richiesta di posticipo presentata dai consiglieri Marcello Giuntini e Rinaldo Carlicchi? – si chiedeva Grisanti – visto che la consigliera Ciaramella ha fatto pervenire un documento esplicativo in risposta alle accuse che le erano state avanzate. Verrebbe quasi da pensare che l’opposizione sia più spaventata dalla verità piuttosto che dalla pandemia».

Sul fronte rosa, invece, ha destato scalpore l’attacco delle consigliere in conflitto con la Ciaramella (in testa la presidente Cinzia Gravina, la ex presidente Lucia Morucci, Giovanna Casolaro, Maria Falchi e Silvia Muratori), rivolto al presidente della Provincia di Grosseto: «Perché Vivarelli Colonna non ci ha convocate? Sarebbe stato corretto che fossimo invitate anche noi al dibattito in consiglio (poi saltato – ndr)». Ieri, però, già in mattinata, sono arrivate due correzioni di rotta, oltre a una piccata nota di replica del centrosinistra.

Grisanti, per esempio, ha ringambato sulle accuse ai consiglieri di minoranza, puntando sulla diplomazia: «Sono disponibile a mediare tra le commissarie di pari opportunità e la consigliera Ciaramella e soprattutto ritengo che sia importante che la difesa presentata dalla Ciaramella al consiglio provinciale venga recapitata anche alle commissarie di pari opportunità».

Il primo cittadino di Campagnatico proverà, quindi, nei prossimi giorni a trovare una sintesi, traguardo ideale per tirare avanti fino a conclusione del mandato. In alternativa non è da escludere lo scioglimento della commissione e il ritiro della delega alle pari opportunità alla Ciaramella.

Nota di precisazione anche dalle commissarie firmatarie, venti giorni fa, del j’accuse a Olga Ciaramella: «Comprendiamo le ragioni del rinvio, dovuto alla pandemia, ma resta il fatto che non siamo state in alcun modo convocate e a ciò si aggiunge il mistero di un documento, in risposta alla nostra denuncia, che al momento nessuno ci ha fatto pervenire».

Infine il centrosinistra, che parla attraverso Rinaldo Carlicchi e Francesco Limatola: «Grisanti, nella fretta di portare i riflettori lontano da casa sua – attaccano – non ha detto due cose: la prima è che era informato del fatto che la richiesta di rinvio era in realtà informalmente partita dal consigliere di FdI Bruno Ceccherini e non dai consiglieri di minoranza, che si erano semplicemente fatti portavoce di una richiesta di buon senso; la seconda che il caso Ciaramella non lo aveva sollevato l’opposizione, il centrosinistra, bensì sei commissarie, alcune delle quali di centrodestra. Tra queste la presidente Cinzia Gravina e l’ex presidente Lucia Morucci, entrambe in quota Lega».

«Vista la pandemia e la non risposta alla nostra richiesta di convocazione delle commissarie – concludono Carlicchi e Limatola – chiediamo di nuovo un consiglio in streaming e pubblico. La maggioranza lo vuole a porte chiuse, perché hanno qualcosa da nascondere. Noi no. Per il rinvio, lo sottolineiamo di nuovo, abbiamo solo avallato una richiesta del consigliere Ceccherini e riconosciamo che era la cosa giusta da fare. Grisanti è intervenuto per alzare una cortina di polvere sulla guerra interna alla maggioranza. Inoltre Olga Ciaramella non è un’assessora e non può utilizzare la Provincia come fosse casa sua».

Sulla mediazione proposta da Grisanti, Carlicchi e Limatola fanno ironia: «È una proposta onorevolissima e meritoria quella del vicepresidente e sindaco di Campagnatico, se non fosse per un particolare, e cioè che vorrebbe compiere quella mediazione lasciando fuori i cittadini, adducendo fantomatiche ragioni di riservatezza. Il termine giusto, quindi, non è mediare, ma insabbiare». Infine il documento (17 pagine) con cui la Ciaramella si difende e racconta la sua versione dei fatti, facendo spesso riferimento ai verbali delle riunioni. Nella serata di ieri è stato recapitato al Tirreno. —

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