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Venator, dai gessi rossi al fertilizzante Via all’iter per la costruzione dell’impianto

Massimiliano Frascino
Venator, dai gessi rossi al fertilizzante Via all’iter per la costruzione dell’impianto

Dopo la bufera scatenata sull’ipotesi di stoccaggio alla cava di Pietratonda la società ha deciso di cambiare rotta

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Massimiliano Frascino

SCARLINO. Eppur si muove. Il pandemonio scatenato sull’ipotesi di collocazione nell’ex miniera di Pietratonda dei gessi rossi di Venator, se non altro, ha accelerato l’avvio della procedura per realizzare l’impianto di trattamento degli scarti di lavorazione (gessi, ndr) del biossido di titanio. Con l’obiettivo di avere sottoprodotti da destinare ai cementifici o a fertilizzanti agricoli. Passaggio previsto dal protocollo d’intesa, giuridicamente non vincolante, sottoscritto il 22 giugno 2020 da Venator Italy Srl e Regione Toscana per sviluppare il riutilizzo dei rifiuti industriali nella logica dell’economia circolare. Che, fra le altre cose, prevede anche una ricerca per verificare se i gessi rossi, opportunamente trattati, possano essere utilizzati «in sostituzione del materiale naturale per il “capping” di discariche di rifiuti urbani».

Venerdì scorso la Regione Toscana ha pubblicato la documentazione presentata dalla società milanese “Ferro Duo Italia Srl” – la cui capofila ha sede a Duisburg, in Germania – per l’avvio della procedura di «verifica di assoggettabilità alla Valutazione d’impatto ambientale (Via)», del nuovo impianto di trattamento dei rifiuti residui del ciclo di produzione di Venator: gli oramai celeberrimo “gessi rossi”. Dieci milioni di tonnellate dei quali sono già stati utilizzati per il ripristino ambientale dell’ex cava di Montioni (Follonica), oramai prossimo alla conclusione.

Il nuovo impianto sarà realizzato direttamente da Ferro Duo Italia, che ha una propaggine al Casone di Scarlino, che provvederà anche a commercializzate i sottoprodotti ricavati dai gessi rossi. L’investimento dovrebbe aggirarsi intorno ai 15 milioni di euro e per essere a pieno regime c’è bisogno di 4-5 anni. L’impianto di essiccamento dei gessi rossi è costituito da cinque linee di lavorazione disposte in parallelo e tutte dotate di un camino di dispersione di calore alto 40 metri. I gessi trattati a pieno carico saranno in un anno 250mila tonnellate, equivalenti più o meno alla metà dell’intera produzione di scarti di Venator per l’estrazione del biossido di titanio (TiO2). Dalle indiscrezioni che arrivano dal Casone di Scarlino, l’azienda partirebbe con la prima linea di trattamento da 50mila tonnellate per testare il ciclo produttivo e iniziare a collocare il prodotto sul mercato. Dopodiché, via via che gli ordini saranno acquisiti, procederà con l’attivazione delle altre quattro linee previste nel progetto sottoposto alla verifica di assoggettabilità alla Valutazione d’impatto ambientale. Già oggi, peraltro, anche se in quantità molto limitate rispetto a quelli prodotti, Venator vende una parte dei gessi rossi ai cementifici, e il resto lo colloca come materiale di ripristino ambientale nella ex cava di Montioni. Che però esaurirà i propri spazi entro il prossimo autunno.

La verifica di assoggettabilità a Via (screening) dell’impianto progettato da Ferro Duo Italia Srl, è la procedura da attivare allo scopo di valutare, ove previsto, se determinati progetti di opere o impianti possono avere impatti negativi e significativi sull’ambiente e devono essere sottoposti alla fase di valutazione d’impatto ambientale. Dal 5 marzo decorrono i 45 giorni per prendere visione della documentazione e presentare osservazioni o memorie scritte, dopodiché la Regione si pronuncerà entro i successivi 45 giorni. Salvo proroga dei termini. —

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