Il Tirreno

Grosseto

Il figlio in prima linea, il padre muore

Lina Senserini
Il figlio in prima linea, il padre muore

L’addio commosso della città a Sergio Spagnesi, babbo del direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asl

3 MINUTI DI LETTURA





Lina Senserini

Follonica. «Il Covid non mi ha proprio risparmiato nulla». Con voce rotta dall’emozione, Maurizio Spagnesi, il direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl Sudest, che da un anno combatte senza tregua per fermare la pandemia, dà l’estremo saluto al padre Sergio, morto sabato all’ospedale di Grosseto, per una polmonite causata dal coronavirus. Quasi un contrappasso dantesco, quando non c’è niente da punire, per lui che non si è fermato un minuto, insieme ai suoi collaboratori, prima per capire cosa stava succedendo, poi per pianificare le contromisure, quindi per mettere in moto una macchina ben oliata per – oggi diremmo – le “piccole” epidemie che comunque sono capitate negli anni, ma che non era certo pronta a sopportare un assalto di queste proporzioni. Nessuno lo era.

Eppure, come Spagnesi stesso aveva detto al Tirreno pochi giorni fa, il sistema ha tenuto, ma ogni giorno la conta inesorabile dei nuovi casi e spesso, purtroppo, anche delle vittime, è il bollettino di una guerra che non accenna a finire. Non si è mai pronti alla morte di un genitore, in qualunque momento della vita, men che mai se a portarlo via è il nemico invisibile contro cui si combatte.

È un destino beffardo, che ha colpito malgrado tutte le attenzioni messe in atto, dettate dalla conoscenza della pericolosità del virus e sostenute dall’amore, che ha spesso imposto al figlio di non andare a trovare il padre nel pianerottolo di fronte, per non esser veicolo di contagio. Ma non è bastato. Come non è bastato stare in casa, uscire solo per brevi passeggiate sul mare, non avere contatti. Il Covid è arrivato subdolamente attraverso persone asintomatiche che a Sergio Spagnesi stavano vicine. La scoperta di un caso positivo, il tampone, la conferma del peggiore dei timori, poi mercoledì la febbre, il rapido peggioramento, la corsa inutile in ospedale dove è arrivato gravissimo. È stato ricoverato in malattie infettive per una polmonite che non ha lasciato scampo a un uomo che, pur nella sua età, 97 anni, era ancora vispo, pressoché autosufficiente, che fino a pochi mesi fa era ancora in grado di cucinare.

Solo negli ultimi tempi aveva avuto bisogno di un’assistenza a casa perché, dice il figlio, aveva cominciato un po’ a perdere la memoria. Sergio Spagnesi, originario di Pistoia, era arrivato a Follonica nei primi anni Cinquanta. Aveva una ferramenta in piazza Siveri, in pieno centro cittadino, che ha tenuto fino alla pensione. La moglie, Neda Nisti, scomparsa nel 2012, aveva invece un negozio di tessuti anche lei in centro. Qui sono vissuti per tutta la vita, sono cresciuti i loro figli, Maurizio che ha preso la strada degli studi di medicina, e Giovanni, ingegnere che ha lasciato Follonica e vive a Pisa. Rimasto solo dopo la morte della sua amata Neda, Sergio era rimasto nel loro appartamento, vicino alla famiglia del figlio, ma da solo. Ha coltivato le sue passioni fino a un anno fa, quando il virus lo ha chiuso in casa. Non aveva rinunciato alle sue passeggiate, riprese dopo la fine del lockdown sempre con le massime precauzioni. Sergio era una persona conosciutissima, amata e stimata in città. La sua morte lascia un vuoto in chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene. Al dottor Spagnesi e alla sua famiglia, le condoglianze della redazione del Tirreno. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web