Gioco
Medico e paziente «È ancora un incubo»
grosseto. «Il Covid mi sta facendo perdere la cognizione del tempo e delle stagioni che passano. Il mio pensiero non si stacca mai dall’ospedale, con la testa fissa sull’arrivo di nuovi pazienti. È come se tutti questi mesi fossero stati sospesi, tanto che faccio fatica a pensare che è passato un intero anno». Cesira Nencioni, direttrice delle malattie infettive del Misericordia, il coronavirus l’ha sperimentato sulla propria pelle, come paziente, poiché lei stessa lo ha preso ed è stata in isolamento in ospedale, oltre che come medico e direttore del reparto più colpito dalla pandemia insieme alla terapia intensiva.
Ha visto persone arrivare, aggravarsi e non farcela, intere famiglie ricoverate, situazioni di prostrazione fisica e psicologica per l’isolamento e l’impossibilità di vedere i propri cari. Durante la prima fase della pandemia, i ricoveri in malattie infettive si sono fermati a 56, ma il reparto Covid non è mai stato chiuso del tutto. «Già in agosto abbiamo avuto nuovi pazienti, poi da lì non ci siamo più fermati – continua Nencioni – per arrivare fino a circa 75-76 ricoveri contemporaneamente da novembre a ora. Il periodo più duro, in cui abbiamo dovuto aprire progressivamente i cinque moduli in cui è suddiviso il reparto, un vero e proprio schiaffo perché non eravamo pronti a vederlo di nuovo pieno. Per noi è stato ed è un carico emotivo pesantissimo: ogni malato si porta dietro la sua storia, un intreccio di destini che inevitabilmente ci coinvolge, poiché siamo noi la sua famiglia e il suo contatto umano. L’episodio di Genoveffa Venturi, l’ultima a essere dimessa è emblematico. Ha compiuto 99 anni da noi e per il suo compleanno il personale in turno si è presentato con una torta, finta, ovviamente, perché con il Covid non si può condividere niente. Con questa nuova ondata, che sia la terza o la coda della seconda – conclude – si riaffaccia l’incubo vissuto a marzo e peggio ancora a novembre. Quando aumentano in contagi arrivano più ricoveri. E questo è l’aspetto più drammatico: non si vede la fine, con una doccia calda, i vaccini, e una fredda, le varianti e l’aumento esponenziale dei positivi».— L.S.
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