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Parrucchieri e estetisti contro ipotesi chiusura

Parrucchieri e estetisti contro ipotesi chiusura

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grosseto. A pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo Dpcm, che sarà operativo del 6 marzo e che, come preannunciato, dovrebbe chiudere le attività di barbieri, parrucchieri ed estetisti nelle zone rosse, gli artigiani si oppongono e chiedere che questi settori possano restare aperti.

«A novembre 2020 – spiega Matteo Ancarani, portavoce degli acconciatori di Cna – il governo ha stabilito che anche in zona rossa le attività di acconciatura potevano stare aperte, riconoscendo di fatto l’efficacia dei protocolli di sicurezza messi in atto, da sempre, in questo tipo di attività. E in questi mesi si è dimostrato che saloni di parrucchieri e barbieri non sono fonte di contagio: non si comprendono, pertanto, le notizie di questi giorni, che danno per certa una loro chiusura nelle zone rosse».

A questo si aggiunge anche la necessità di far proseguire l’attività delle imprese di estetica. «Una sentenza del Tar del Lazio – dice Debora Cioni, portavoce degli operatori dei centri estetici – ha sottolineato come non ci siano motivi per escludere i centri estetici dalle attività che possono stare aperte. Anche in questo caso si riconosce l’importanza dei protocolli di sicurezza attuati e il fatto che le prestazioni erogate rientrino tra i servizi importanti per il benessere delle persone. Queste categorie, già pesantemente penalizzate, dalle restrizioni e dal forte calo dei consumi, non devono essere ulteriormente colpite».

Sulla stessa linea anche Confartigianato. «Questi imprenditori – dice Mauro Ciani, segretario di Confartigianato Grosseto – hanno investito in sicurezza e la scelta di farli chiudere è davvero incomprensibile. Inoltre come è stato oramai dimostrato la sospensione delle attività svolte in sicurezza finirà per innescare l’impennata dell’offerta di prestazioni da parte di operatori abusivi che, oltre a danneggiare chi è virtuoso, rappresentano un pericolo per la salute dei cittadini. Il Centro studi di Confartigianato ha rilevato che nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, per l’effetto di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza dell’abusivismo, le imprese di acconciatura e di estetica hanno registrato una perdita economica di 1.078 milioni di euro, pari al 18,1 per cento del fatturato annuo. Un ulteriore possibile lockdown e la mancata certezza in merito ai ristori decreterebbero la fine per molte di queste attività». Confartigianato si rivolge al presidente Eugenio Giani e a tutte le forze politiche perché portino queste istanze al governo. —



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