Gioco
Un girotondo di imprese in crisi Dieci richieste alla Prefettura
Uniti da un tricolore, i rappresentanti del commercio chiedono soldi e vaccini «Servono ristori comparati alle reali perdite di fatturato». Danni anche all’indotto
Alfredo Faetti
GROSSETO. Sono uniti da una fascia tricolore, uno accanto all’altro, formando un enorme girotondo che circonda tutta piazza Dante. Sono commercianti, imprenditori, ristoratori, guide turistiche, unite seguendo lo slogan “Salviamo le imprese”.
Una manifestazione organizzata a livello nazionale che ha trovato eco anche a Grosseto, dove la protesta è stata capeggiata da Confcommercio e Confesercenti, unite nel chiedere al governo maggior attenzione sulla categoria, quanto mai messa in crisi dopo un anno di Covid.
Crisi di cui ancora non si vede la fine.
Le due associazioni hanno consegnato anche un documento in Prefettura, dove sono contenute le dieci richieste del terziario da girare al Governo, comunque riassumibili in “soldi e vaccini”, come dice Giovanni Caso, presidente di Confesercenti Grosseto.
«È un modo gentile per far sentire la voce di questo territorio che è stato colpito dall’emergenza Covid», spiega.
Sulla stessa linea la presidente provinciale di Confcommercio, Carla Palmieri. «Abbiamo fatto dieci richieste molto specifiche – dice – Vorremmo che i ristori fossero comparati alla reale perdita di fatturato, abbiamo bisogno di una moratoria per il 2021, visto che l’emergenza prosegue e sicuramente non saremo in grado di far fronte a tutti i pagamenti erariali. Inoltre, abbiamo necessità che anche la nostra categoria venga presa in considerazione per una priorità vaccinale – conclude – Del resto siamo in prima linea e abbiamo bisogno di essere vaccinati».
Di vaccini, con un certo tono polemico, parlano anche gli addetti ai lavori che formano il girotondo di protesta.
«Anziché perdere tempo con i banchi a rotelle e i monopattini, se avevamo lavorato sui vaccini era meglio», dice Danilo Ceccarelli, imprenditore che opera nelle sale da ballo. «Questa crisi – prosegue – ha colpito non solo tutte le imprese, ma anche l’indotto e i dipendenti: io ne ho alcuni che devono ancora riscuotere la cassa integrazione di novembre».
Ma i grattacapi legati ai conti si legano anche ai rapporti con i fornitori, come spiega Susanna Presenti, commerciante. «Noi abbiamo i problemi delle rimanenze e degli ordini: non siamo come comportarci – dice – Se chiudiamo avanza tantissima merce e intanto non so cosa ordinare per il prossimo inverno: le ditte mi tartassano dalle telefonate e dietro le ditte ci sono i dipendenti».
A restare senza lavoro sono anche le guide turistiche. Ne parla Natasha Rudinger: «Le strutture sono tutte chiuse, è un anno che non riusciamo né a programmare né a lavorare – spiega – Nessun tour operator si azzarda a mettere in piedi un viaggio: con gli alberghi chiusi, i musei idem e i ristoranti non si sa che fine fanno, è impossibile lavorare».
Nel girotondo di piazza Dante, le difficoltà del settore sono variegate ma, appunto, collegate una all’altra. Sul tema interviene anche Fabrizio Rossi, nelle vesti di coordinatore regionale di Fratelli d’Italia. «È inconcepibile che a distanza di un anno da quando il Governo ha deciso di chiudere o contingentare le attività commerciali per via della pandemia, si possa continuare giocare con i colori da attribuire alle varie zone del Paese, chiudendo e facendo così morire il commercio e le imprese – commenta Rossi – Commercio, ristoranti, palestre, e tantissime altre attività commerciali e imprenditoriali hanno bisogno di sopravvivere, conciliando sicurezza sanitaria e lavoro». —
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