Il Tirreno

Grosseto

Nuovi depuratori e 38 milioni di euro di investimenti

Alfredo Faetti
Nuovi depuratori e 38 milioni di euro di investimenti

Acquedotto del Fiora presenta il suo piano industriale Lavori sulla rete idriche, servizi digitali. E tariffe “congelate”

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Alfredo Faetti

GROSSETO. Gli investimenti nel 2020 hanno ammontato a 37 milioni e 400mila euro: circa 96 euro per abitante.

Nel 2021 saliranno a 38 milioni, raggiungendo così la media pro capite di 100 euro.

«Siamo sulle medie del nord Europa», dice il presidente Roberto Renai, volendo rimarcare i livelli di efficienza raggiunti da AdF, Acquedotto del Fiora.

Ma come saranno spesi questi soldi? Depurazione, innovazione e infrastrutture, qui intese come nuovi impianti e lavori costanti sulla rete idrica per diminuire le perdite.

Questo il quadro del piano industriale presentato dai vertici di AdF, che garantiscono come queste spese non andranno a incidere in bolletta.

«Come abbiamo detto, le tariffe stanno proseguendo verso una congelazione e abbiamo raggiunto la stabilizzazione», risponde Renai a domanda diretta se ci saranno aumenti o meno per l’utente.

Il lavoro portato avanti dall’azienda sulle bollette è di un altro tipo e rientra in quelle che l’amministratore delegato Piero Ferrari ripete più volte essere «la svolta green», che si baserà sua due filoni.

Il primo, appunto, la digitalizzazione, già avviata del resto.

In numeri: nel 2020 c’è stato un aumento del 172 per cento di passaggio alla bolletta web, con tutto il risparmio di carta stampata che ne consegue; 50mila utenti si sono iscritti a MyFiora e si è registrato un incremento del 40 per cento dei pagamenti con rid bancario: servizi utili per non dover raggiungere direttamente lo sportello.

Poi c’è l’acqua, che in realtà è al primo posto per quel che riguarda i prossimi investimenti.

L’altro filone della svolta verde è infatti la depurazione, con 22 nuovi impianti in cantiere capaci di poter riutilizzare i fanghi per creare fertilizzanti, plastiche, energia.

«E sarà l’anno dell’installazione delle casine dell’acqua – dice Renai – Ne realizzeremo 35: abbiamo già inaugurato il depuratore di Capalbio e tra qualche settimana inaugureremo quello di San Giovanni, a Grosseto, che lavorerà sul riuso dei materiali e sarà alimentato con l’energia del biogas».

Ma per poter dar seguito a questo percorso l’acqua va innanzitutto protetta, perché, come dice Ferrari, «non è infinita».

«Lavoreremo – prosegue – per difendere le fonti e per continuare a ridurre le perdite della rete».

Lo scorso anno sono state ridotto del 2, 5 per cento. L’obiettivo nel 2021 è fare altrettanto. Come? Con occhi e orecchie.

«Facciamo controlli satellitari per capire le situazioni più colpite – spiega Renai – ma proseguendo anche con le tecniche del rilievo acustico, “ascoltando” oltre 5mila chilometri di condotte, su una rete di 10mila chilometri, che si conferma come una delle più estese d’Italia».

Inoltre andrà avanti la distrettualizzazione delle zone, in modo da poter intervenire subito a colpo sicuro là dove si verifica un guasto o una perdita. «A oggi siamo al livello che il guasto viene riparato nella giornata stessa o al massimo la mattina successiva», spiega l’ad.

Renai e Ferrari rivolgono più volte lo sguardo al futuro durante la presentazione, sebbene il mandato sia giunto all’ultimo anno. La speranza è quella di lasciare «un’azienda con una visione». Per questo l’azienda stessa sarà ripensata, diventando «smart», con maggior smart working, digitalizzazione e formazione d’impresa per i giovani. Non solo. «Per quanto riguarda le politiche di business costruiremo due nuove società – dice il presidente – La prima che si chiama rigenera 5.0, lavorerà sul recupero e il riuso di materiali e la seconda sulla formazione delle nuove professionalità dell’idrico che sta cambiando. Questa seconda azienda si occuperà anche di innovazione e 5G e sarà un acceleratore di start up». In una situazione di monopolio sul servizio idrico e con molti progetti all’orizzonte, tra recupero di materiali ed energia, la domanda sorge spontanea: AdF vuole allargare la gamma di servizi sul mercato? «Cosa vogliamo essere? – chiosa Renai – Quello che il territorio ci chiede di essere». Che suona più come un sì che come un no. —

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