Attenzione
La protesta degli agenti funebri «Vaccinateci o scioperiamo»
La categoria: «Entriamo nelle case, stiamo a contatto con il virus ma lo Stato si è dimenticato di noi»
Elisabetta Giorgi
GROSSETO. «Svolgiamo un servizio essenziale, stiamo a contatto con i defunti. Dobbiamo entrare nelle case senza sapere se vi siano persone in quarantena. Eppure nessuno pensa a noi che pure rischiamo più di altri. Vogliamo essere vaccinati. Altrimenti siamo disposti a scioperare».
A reclamare attenzione sono gli operatori delle agenzie funebri maremmane. La categoria si sente abbandonata dallo Stato. Il sindacato nazionale Federcofit (Federazione del comparto funerario italiano) ha inviato al ministro Speranza, attraverso il suo presidente Cristian Vergani, una lettera alla quale aderiscono anche in Maremma i titolari delle 3 imprese funebri iscritte al sindacato (La Pace, Rocchi e Mariotti). E non solo loro: sono d’accordo anche i colleghi non iscritti. «Signor ministro – è scritto – nessuno ha fatto niente per accelerare la vaccinazione degli addetti funebri».
In provincia di Grosseto opera una trentina di ditte funebri. Circa 200 i lavoratori del settore in provincia di cui un centinaio a Grosseto.
Edo Villani, grossetano titolare dell’agenzia funebre La Pace, ha 66 anni e lavora nel settore da circa 30. Ci invia una foto (v. sopra) che «mostra – dice – noi che trasportiamo la bara di un paziente di Covid morto alla Rsa Pizzetti nel 2020».
Tutti bardati come un infermiere in corsia. Ma il punto è anche che «quando andiamo in ospedale sappiamo quali pazienti avevano il Covid e quali no, ma quando andiamo nelle case chi può saperlo? Noi domandiamo se i familiari abbiano la febbre o no, ma non basta. Lavoriamo nell’incertezza e nella paura». Eppure, dicono lui e i colleghi, ci sono «altre categorie come gli avvocati che hanno accesso ai vaccini, e perché noi no che siamo così esposti?». A questo punto «nessuno si meravigli – dice Villani – se anche le pompe funebri, in assenza di risposte, scenderanno in piazza. Chiuderemo l’attività una settimana, poi vedremo chi si occupa dei defunti».
È d’accordo il collega Daniele Rocchi («Siamo abbandonati»). Come pure Maurizio Babbanini a Orbetello. «Abbiamo bisogno dei vaccini; siamo a rischio come gli infermieri, ci copriamo con gli scafandri ma viviamo con l’ansia. In questi mesi il mio operatore è stato in una casa; il giorno dopo è arrivato il tampone della persona che purtroppo era deceduta ed era positivo. Ho messo il mio dipendente in quarantena in un fondo che avevo a disposizione, perché lui non poteva tornare dalla famiglia».
Anche i servizi pubblici (che gestiscono la San Lorenzo servizi) sono sulla stessa linea. E Alberto Paolini, direttore di generale di Sistema, spiega. «Quando si parla di sanità – dice – si pensa agli ospedali, ai medici e agli infermieri, ma c’è anche chi gestisce la morte. E allora è giusto che il vaccino ci sia anche per queste persone, gli operatori funebri che spesso si trovano a frequentare ambienti e situazioni a rischio». –
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