Gioco
«Il busto di Canapone torni alla Fonderia»: la Fondazione scrive al prefetto
La nicchia sopra all’ingresso del teatro è vuota fin dal 1960, Noi del Golfo chiede indietro anche la Madonna Ilvania
FOLLONICA. È dagli anni Sessanta che quella nicchia posta sulla sommità della facciata del teatro Fonderia Leopolda è orfana del busto in ghisa del granduca Leopoldo II di Lorena.
La fusione, opera dell’ingegno degli operai dell’Ilva, si trova infatti a Grosseto, nel palazzo dell’agenzia delle Entrate. Gli uffici sono però prossimi al trasferimento e la Fondazione Noi del Golfo, guidata dal follonichese Rino Magagnini, è adesso preoccupata per le sorti di Canapone.
La nicchia al centro del timpano è vuota da moltissimo tempo, tanto che la maggior parte dei follonichesi non ha mai visto il busto nel suo luogo di origine. Riportare il busto nel suo luogo di appartenenza, ovvero l’edificio che oggi ospita il teatro cittadino, è diventata una missione, e, proprio per questo motivo, Magagnini si è rivolto al prefetto di Grosseto, all’agenzia del Demanio, alla Soprintendenza, al presidente della Regione Eugenio Giani e, ovviamente, alla giunta follonichese.
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Il busto in ghisa si trova all’ingresso del palazzo dell’Agenzia delle entrate di Grosseto e, a pochi metri di distanza, si trova anche un’altra fusione piuttosto nota: la Madonna Ilvania. Le richieste della Fondazione noi del Golfo sono semplici: far tornare a casa le due fusioni.
La vicenda ricorda a tratti la cosiddetta “spoliazione napoleonica” ma le opere in questo caso non sono arrivate Oltralpe: hanno solo fatto una quarantina di chilometri verso sud. «Si tratta di due pregevoli getti in metallo – fa sapere la Fondazione nella lettera inviata alle varie autorità – uno riproduce il busto di Leopoldo II di Lorena e l’altro raffigura la Madonna con bambino conosciuta a Follonica come Madonna Ilvania. Quest’ultima è una fusione originale a cuspide, uscita anch’essa dalle fonderie granducali follonichesi».
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Le due opere, spiega la Fondazione, furono trasferite a Grosseto all’indomani della chiusura dell’Ilva avvenuta nel 1960. Per evitarne la dispersione, quando lo stabilimento fu smantellato, tanti prodotti in ghisa sia industriali che artistici, furono trasferiti altrove. Nelle ultime settimane si è saputo che gli uffici dell’Agenzia delle entrate dovranno lasciare il palazzo di via piazza Ferretti, affacciato su via Roma e la paura è che le due fusioni possano venire dimenticate o, peggio, andare perse. La fondazione Noi del Golfo ha quindi indirizzato un appello ai rappresentanti degli enti perché si adoperino per far rientrare a Follonica le due opere «nel luogo dove sono state realizzate intorno al 1834 e prelevate nel 1960». Secondo Magagnini la città del Golfo ha infatti «la proprietà storica del busto di Leopoldo II e della Madonna Ilvania ed è quindi titolata a riaverli». A Follonica le due opere potrebbero tornare all’ingresso del Teatro Fonderia Leopolda e, nel caso della Madonna, al Magma, il museo delle Arti in Ghisa della Maremma.
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