La protesta
Avance all’insegnante nella scuola: 26enne condannato a dieci mesi
follonica. Dieci mesi di reclusione. A tanto ammonta la condanna nei confronti di Sunday Agor, il 26enne nigeriano arrestato il 14 gennaio dai carabinieri nella scuola provinciale per stranieri a Follonica.
Il giovane, residente a Piombino, era imputato per resistenza a pubblico ufficiale, visto che i militari per immobilizzarlo erano stati costretti a usare lo spray al peperoncino. Ma era finito nei guai anche per aver fatto delle avance a un’insegnante.
Secondo il difensore Tania Amarugi l’intera vicenda è stata frutto di un grande malinteso, nato a causa della mancata conoscenza della lingua italiana e dell’assenza di un interprete durante le operazioni dei carabinieri. Per questo l’avvocato ha chiesto l’assoluzione del suo assistito nel corso dell’udienza di ieri.
Il vice procuratore onorario Alessandro Bonasera, invece aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione. Il giudice Adolfo Di Zenzo è andato anche oltre, fissandola a dieci mesi pur riconoscendo le attenuanti generiche con sospensione condizionale della pena e non menzione immediata, revocando la misura cautelare (Agor era stato sottoposto al divieto di dimora in provincia di Grosseto). Questo l’epilogo dei fatti consumati il 14 gennaio a Follonica, quando il 26enne rese necessario l’intervento dei carabinieri in due episodi distinti. Il primo, intorno alle 12, nel parcheggio della Lidl, dove avrebbe infastidito una cliente chiedendole la moneta nel carrello. Poi, un paio d’ore dopo, un’altra chiamata è arrivata dal Cpia. Qua, secondo quanto ricostruito nel corso delle udienze, il 26enne sarebbe stato trovato fuori dall’aula in stato alterato dall’alcol dalla sua insegnante, che lo avrebbe portato in classe terminando poi la lezione. Le presunte avance sarebbero invece state rivolte a una seconda insegnante, che Agor avrebbe trovato in corridoio, invitandola a seguirlo in bagno. Secondo la difesa, sarebbero stati i problemi con la lingua italiana dell’imputato a creare l’equivoco. Gli stessi che avrebbero portato alla tensione con i carabinieri una volta arrivati sul posto, in quanto il giovane non avrebbe capito il motivo dell’intervento a sue spese. Motivazioni che non hanno convinto il giudice, il quale ha condannato il 26enne.— Alfredo Faetti
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