Gioco
Malore al volante Addio a Mazzeo il re degli orologi di corso Italia
Accosta l’auto e si accascia per strada a Roma Negli anni ‘80 aprì negozi anche a Porto Ercole e Cala Galera
Ivana Agostini
ORBETELLO. Orbetello piange l’orologiaio di corso Italia.
Franco Mazzeo, 79 anni, è stato ucciso da un malore mentre si trovava a Roma. Stava guidando la sua macchina quando si è sentito male.
È riuscito ad accostare evitando di coinvolgere altre auto. È sceso dalla vettura e si è accasciato a terra privo di vita. A nulla sono valsi i soccorsi.
Una morte improvvisa che ha lasciato i suoi amici, la famiglia e i clienti orbetellani sotto choc. Mazzeo era molto più di un semplice orologiaio. Era un grande intenditore di orologi: da quelli che costavano poche decine di euro fino agli esemplari più costosi. Il settantanovenne aveva il negozio in corso Italia da circa vent’anni.
La sua attività si trova a pochi passi dalla centralissima piazza Eroe dei due mondi. Negli anni ’80 aveva aperto anche due negozi a Monte Argentario, uno a Porto Ercole e uno a Cala Galera. La sua carriera nel mondo degli orologi, che poi l’ha portato a esserne un esperto, era iniziata a Roma come “galoppino”, a 14 anni, e non si era mai più fermata. La passione è cresciuta nel tempo fino a diventare una professione.
«Una persona per bene – dicono gli amici di Orbetello – un uomo che non si tirava mai indietro quando gli chiedevano consigli». La sua generosità la mostrava proprio in questo: il consiglio era disinteressato. Lo dava anche a chi non avrebbe comprato da lui ma gli chiedeva ugualmente un parere sapendo di potersi fidare, perché quello che diceva Franco Mazzeo sarebbe risultato sicuramente veritiero.
Era un amico di tutti Mauro Massucci, medico orbetellano e cliente, lo ricorda come “un vero signore”. «Con Mzzeo avevo un rapporto cordiale. Eravamo accomunati dalle stesse origini romane. Era sempre prodigo di consigli su come muoversi nel difficile e variegato mondo degli orologi di lusso, su come evitare acquisti di oggetti contraffatti e sul valore degli orologi di secondo polso. Era un uomo gradevole e soprattutto una persona per bene, qualità a volte rara. Una volta gli affidai un orologio costoso che portò a Roma a riparare. Non volle nulla ma, ovviamente, mi portò la ricevuta della ditta che lo aveva riparato».
La sua grande conoscenza degli orologi gli permetteva di distinguere un pezzo originale da uno contraffatto anche da una semplice fotografia. Lo faceva in pochissimi minuti riuscendo a vedere particolari che altri non notavano. «Era un buono – ricorda un amico – era un gran tifoso della Roma come me e spesso guardavamo le partite della nostra squadra insieme. Sono davvero addolorato per la sua morte».
Non sono stati ancora fissati i funerali. La famiglia è in attesa dell’autopsia. –
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