Il Tirreno

Grosseto

castell’azzara 

Lo zio accusa il nipote Le “cose” di famiglia finiscono in tribunale

Alfredo Faetti

Processo per lesioni personali, la testimonianza in aula  «Fui aggredito e persi i sensi. Mi soccorse mia figlia» 

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Alfredo Faetti

CASTELL’AZZARA. Due cuscini, un barometro, una tazza con scritto Hong Kong, portata a casa dopo un viaggio di lavoro. Tutto è nato da qui: alcuni oggetti che sarebbero stati trafugati dalla casa dello zio. Una faida consumata a Castell’Azzara che si è accentuata negli anni per poi culminare nell’agosto 2017 quando il nipote avrebbe preso a pugni in mezzo alla strada lo zio provocandogli diverse contusioni. Una lite che ha portato Andrea Biondi, il nipote, sotto processo con l’accusa di lesioni personali.

«Dopo i primi pugni ho perso i sensi, poi ho chiesto aiuto», ha raccontato lo zio nel corso dell’ultima udienza.

Il fatto che si sta ricostruendo nel tribunale di Grosseto è datato 5 agosto 2017, ma i rapporti tra i due protagonisti si erano incrinati già da tempo.

«Avevo già presentato due denunce contro di lui», ha spiegato in aula lo zio, costituito parte civile e assistito dall’avvocato Alberto Bancalà.

La prima risale al 2003. «Aveva sottratto alcuni oggetti: mia figlia tempo dopo rivide quei cuscini e quella tazza a casa sua», ha raccontato il teste, spiegando che le due abitazioni distano sì e no una decina di metri.

La vicenda non portò a nulla, perché Nasini rimise la querela. Alcuni anni dopo, poi, il nuovo episodio.

«Tentò di investirmi con l’auto – ha detto l’uomo testimoniando in aula – Voleva farmi paura ma mi sfiorò il gomito».

Questo il preambolo ai fatti del 5 agosto, avvenuti intorno alle undici del mattino: «Stavo parlando con due amici d’infanzia, in via Dante, quando vedo avvicinarsi una Bmw azzurro scuro, che sapevo appartenere a Biondi Andrea». Perché l’uomo, rispondendo alle domande del pubblico ministero Alessandro Bonasera, definisce sempre così l’imputato: Biondi Andrea, prima il cognome e poi il nome. «Non lo chiami “mio nipote”», dice a un certo punto Matteo Ronzini, avvocato difensore.

«Passandomi vicino con la sua auto – prosegue nel racconto il teste – ho sentito che mi ha chiamato “pezzo di m...” e visto che mi aveva già rivolto queste parole gli sono andato incontro per dirgli che non doveva più offendermi».

Una volta arrivato vicino alla macchina, stando al suo racconto, Biondi era seduto con lo sportello aperto e a quel punto è partita l’aggressione. «Ho perso i sensi – ha proseguito lo zio – poi ho chiesto aiuto e mi è venuta a soccorrere mia figlia, che si era accorta dell’accaduto dalla finestra».

Lo zio viene quindi trasferito all’ospedale delle Scotte di Siena, mentre Biondi sarebbe ripartito. All’arrivo dei carabinieri, come ha detto l’appuntato in aula, sul posto non c’era più nessuno.

Nella prossima udienza, fissata dal giudice Adolfo Di Zenzo, verrà ascoltato anche il padre di Biondi, che sarebbe stato seduto nell’auto quella mattina e che si presenterà quindi come testimone di quel che è accaduto. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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