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Confindustria si appella ai politici e il fronte del no s’infuria: «Allarmante»
Campagnatico. L’appello degli industriali alla politica, affinché si sblocchi la questione gessi rossi per il ripristino delle cave di Pietratonda non è passato inosservato e ha fatto infuriare gli ambientalisti.
Il direttore di Confindustria Toscana sud, Giovanni Mascagni, l’appello l’ha lanciato in una trasmissione di approfondimento dell’emittente locale Tv9, domenica sera. «La politica deve aiutarci – ha dichiarato – mi rivolgo al presidente Giani, all’assessore Marras, al sindaco di Campagnatico, che insieme a noi costruiscano un percorso positivo verso il sì». In sintesi, arrivare all’approvazione del progetto alla conferenza del 4 marzo, individuando anche i correttivi che dovessero servire, ha aggiunto Mascagni.
La strada tuttavia si presenta in salita, poiché la bocciatura del piano da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio lascia pochi margini di manovra. È stato ribadito anche ieri pomeriggio in una videoconferenza, in vista dell’incontro di giovedì prossimo, cui hanno partecipato Venator, Confindustria Toscana sud, gli uffici della Direzione regionale Ambiente ed Energia e, in aggiunta, la Direzione regionale Urbanistica per le questioni legate alle osservazioni del Comune di Campagnatico.
Sulle affermazioni di Mascagni, intanto, ieri sono intervenuti comitati e associazioni – il Forum Ambientalista, Italia Nostra, Wwf, Grosseto al centro, i comitati di Paganico e Bruna – che considerano «allarmanti – scrivono – gli appelli alla politica regionale affinché intervenga sulla valutazione del progetto di Pietratonda, che sarà espressa dagli uffici pubblici il 4 marzo. Il compito di questi uffici, i cui pareri sono già agli atti, è quello di verificare se il progetto sia conforme alle leggi e deve essere tassativamente svolto senza interferenze esterne. Inoltre, leggendo questi appelli, l’opinione pubblica potrebbe essere portata a pensare che la politica della Regione possa in qualche modo “forzare” l’autonomia di tali uffici pubblici, violando la legalità. Quanto alle critiche contro i comitati territoriali, non sono loro a scrivere le leggi, ma al massimo possono vigilare sulla loro corretta applicazione e sull’indipendenza di chi deve verificarne il rispetto», scrivono. Poi tornano a ribadire la fragilità del sito di Pietratonda, dove affiorano rocce permeabili, «sede di un acquifero, già definito dall’Arpat il “principale dell’intera pianura grossetana, molto vasto e importante per la qualità delle acque e per la sua strategicità” e, dal Genio Civile, di “estrema vulnerabilità”, per la presenza di calcare cavernoso». Parere, precisano i comitati, rafforzato l’11 febbrqaio alla conferenza dei servizi dall’Arpat, secondo la quale “mancando informazioni sulla permeabilità specifica della zona a nord-est, stante le incertezze e per un principio di cautela, si ritiene che tale area non possa essere utilizzata per il ripristino ambientale avanzato”. Mentre il Genio Civile, dopo la valutazione delle integrazioni, conclude che “non si può escludere che eventuali inquinanti (cloruri) rilasciati dal materiale utilizzato per il recupero possano interessare nel tempo il corpo idrico sotterraneo”. In aggiunta, su altri aspetti importanti potremmo citare i pareri già espressi dai vari uffici, sulla presenza di un processo di naturalizzazione spontanea, sul profilo altimetrico da ripristinare (di molte decine di metri inferiore a quello di progetto), sulla violazione di vincoli paesaggistici ecc…».
Il tema di cosa fare dei gessi rossi è in discussione dal 1986. «Eppure, dopo 35 anni, assistiamo alla produzione di analoghe quantità annue di rifiuto. Dunque, le responsabilità per la situazione odierna non possono essere imputate agli ambientalisti. Se infine le decisioni su Pietratonda sono state rimandate più volte, la responsabilità è di chi, nel maggio 2019, ha presentato un progetto lacunoso e contraddittorio, che ha richiesto otto integrazioni da parte della società proponente. Rinnoviamo la domanda di inchiesta pubblica, per valutare il progetto in modalità partecipata e trasparente, già avanzata agli enti locali e alla Regione e sottoscritta da oltre mille cittadini». —
Lina Senserini
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