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Geotermia e ricerca di bacini produttivi «Si può “esplorare” ma non utilizzare»
Leggi contraddittorie che, però, non tranquillizzano i comitati Difficile pensare che un pozzo da milioni non venga usato
Massimiliano Frascino
magliano in toscana. Potete realizzare i pozzi esplorativi ma, nel caso troviate il bacino geotermico sottostante al piano di campagna, non sarà possibile realizzare la centrale per la produzione di energia elettrica.
È in soldoni il senso di quattro delibere fotocopia approvate dalla giunta regionale toscana lo scorso 15 febbraio, relative ad altrettante richieste avanzate da tre società altoatesine di effettuare perforazioni «di pozzi esplorativi che diano conferma del modello geotermico ipotizzato, che prevede la presenza di un potenziale serbatoio geotermico entro la profondità di circa 3.500 metri».
I permessi in questione sono stati concessi a Terra Energy Srl, per i due pozzi denominati Scansano e Pomonte; a Futuro Energia Srl, per il Pozzo Pereta (Scansano), alla Geothermics Italia Srl, per il pozzo Guardistallo (Pisa). Curiosamente tre società che hanno tutte sede a Bolzano e Nalles (Bolzano).
La contraddizione, tuttavia, è presto spiegata.
«La ricerca mineraria per sviluppare le fonti rinnovabili – spiega l’assessora regionale all’ambiente, Monia Monni – è libera per legge e non può essere vietata (c’è una sentenza della Corte Costituzionale), quindi, fatte le debite verifiche rispetto alla Via (valutazione di impatto ambientale), non potevamo rifiutare l’autorizzazione. Quello che abbiamo fatto è stato utilizzare la legge regionale che ha individuato le “aree non idonee” allo sfruttamento geotermico, avvertendo le società che i pozzi ricadono entro i loro confini. E che quindi l’eventuale individuazione di un bacino geotermico non avrebbe garantito la possibilità di un suo sfruttamento con centrali geotermoelettriche. Come Regione, infatti, rivendichiamo il nostro ruolo di governo del territorio e degli indirizzi di tutela ambientale e paesaggistica».
A questo punto rimane da capire se le due società interessate alle perforazioni nei comuni di Scansano e Magliano, intendano o meno andare avanti.
Per realizzare un pozzo esplorativo geotermico profondo circa 3.500 metri, infatti, si spendono dai tre ai quattro milioni di euro. Ed è difficile pensare che qualcuno spenda una cifra del genere per sport.
Un’ipotesi di scuola, ma plausibile, è che l’obiettivo vero sia individuare un potenziale serbatoio geotermico, per poi rivendere i dati acquisiti a grosse aziende che hanno la capacità economica per realizzare centrali geotermiche al di là dei confini della zona non idonea.
Difficile contattare le società bolzanine, che per la presentazione della domanda e la complessa istruttoria regionale di Via, si sono avvalse della società Steam di Pisa (Sistemi energetici ambientali), azienda specializzata nei servizi per geotermia e fonti rinnovabili.
Il via libera della Regione, come ampiamente prevedibile, ha subito dato fiato al comitato Sos Geotermia e a quanti avversano lo sfruttamento geotermico sin dal 2014. Quando in provincia di Grosseto sono iniziati i primi sondaggi geologici.
Lo stesso sindaco di Magliano in Toscana, Diego Cinelli, interviene con una nota secca, dopo aver confermato di essersi sentito con l’assessora regionale Monni.
«Come Comune – dice – monitoreremo la situazione, assicurandoci che eventuali esplorazioni avvengano secondo le regole e, soprattutto, nel rispetto della sicurezza e della salute dei cittadini».
La vocazione del comune di Magliano, per il sindaco Diego Cinelli, è chiara: «È al centro di produzioni di qualità che sono tali proprio per il territorio incontaminato ed è meta turistica riconosciuta. Una centrale geotermica è quindi incompatibile con le politiche di sviluppo da tempo intraprese. Al momento mi bastano le rassicurazioni della Regione, ma se non fossero sufficienti, sono pronto ad oppormi in tutte le sedi ed a dare battaglia a difesa e tutela del nostro territorio e dei suoi cittadini». —
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