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Grosseto

il giallo in polonia 

«Mesi di silenzi, la famiglia ha il diritto di riavere la salma»

F.G.
«Mesi di silenzi, la famiglia ha il diritto di riavere la salma»

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grosseto. «L’appello di Roberta Niccolini non può rimanere inascoltato. Un cittadino italiano, grossetano che ha qui tutti i suoi cari non può rimanere inumato in Polonia lontano dalla sua terra e dai suoi affetti». L’avvocata Francesca Carnicelli, che su mandato della famiglia dell’imprenditore castiglionese Giuseppe Niccolini, ha seguito l’intera vicenda, rilancia l’appello fatto ieri dalla figlia del settantacinquenne sulle pagine del nostro giornale. Un appello sentito, quello della dona, che vorrebbe riavere a Grosseto, la salma dell’uomo, sepolta nel cimitero di Owsiana, a pochi chilometri da Torun, la città nella quale l’uomo aveva aperto un ristorante italiano che si chiama appunto “Da Giuseppe”.

«La famiglia, ha saputo del decesso con una telefonata a funerale già svolto e solo dopo mesi, grazie alle indagini de Il Tirreno, è riuscita a sapere dove fosse stato sepolto Giuseppe - dice ancora l’avvocata Carnicelli - quanto accaduto è a dir poco disumano, dalla Polonia si sono pervicacemente rifiutati di indicare dove si trovasse la salma e la vedova, anziana, invalida e impossibilitata a viaggiare, ancora non è riuscita a portare un fiore sulla tomba del marito».

Tomba che si trova nel cimitero di una chiesa, non lontano dal centro della cittadina. Proprio per questo, Roberta Niccolini ha chiesto l’intercessione di papa Francesco, per riavere indietro la salma del padre. Al cimitero di Sterpeto, sul colombario che accoglie i resti dei nonni di Roberta, la donna ha fatto incidere anche il nome di suo padre su una pergamena. «Confido che il Santo Padre aiuti Roberta e Ivana a riportare la salma in Italia - aggiunge Francesca Carnicelli - sarebbe un gesto di carità che consentirebbe a questa famiglia di poter finalmente ritrovare la pace, seppur nell’immenso dolore per la perdita subita». Una perdita avvenuta a causa di un male tremendo con il quale da tempo Giuseppe combatteva.

L’uomo è morto in Polonia, nonostante le richieste della figlia e della moglie all’amante dell’imprenditore, perché lo facesse rientrare a Grosseto con un’ambulanza. — F.G.

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