Attenzione
L’ostacolo alla differenziata è il conflitto di interessi
Il portavoce del Forum Ambientalista torna sul tema del ciclo virtuoso e dei rapporti tra la società Scarlino Energia e il gestore Sei Toscana
l’intervento
roberto barocci*
Il problema più grosso in tema di gestione dei rifiuti urbani, in fatto di tariffe ai cittadini e occupazione nel settore, è dato dai pessimi risultati della raccolta differenziata in provincia di Grosseto.
Siamo al valore del 41,46 per cento certificato per il 2019 dall’Agenzia regionale recupero risorse, con un leggero aumento nel valore prospettato per il 2020, ma il più basso del centro nord Italia.
Mentre l’Istituto di protezione dell’ambiente del ministero registra per il 2019 che ben 53 province italiane hanno superato il valore di legge del 65 per cento, con 19 di queste province che sono oltre il 75 per cento, e 87 comuni in cui si supera addirittura il 90 per cento di raccolta differenziata, noi siamo ai livelli delle province pesantemente condizionate dalle varie mafie, come segnala l’Ispra.
Già otto anni fa, cioè dal dicembre 2012 avremmo dovuto essere al 65 per cento di raccolta differenziata per rispettare le indicazioni di legge del 2006 e per non dovere essere multati.
L’esperienza molto positiva certificata dai dati ottenuti in un solo anno nel 2011 nel quartiere di Barbanella a Grosseto o nel comune di Magliano in Toscana, quando si introdusse l’esperienza della raccolta porta a porta, dimostra a tutti che la responsabilità dei fallimenti registrati in provincia non è affatto dei cittadini, ma solo delle pessime gestioni realizzate.
Il Forum Ambientalista da molti anni sostiene che chi ha un interesse privato nel far funzionare un inceneritore, bruciando il combustibile derivato dai rifiuti urbani indifferenziati, come quello di Scarlino, non ha alcun interesse a far crescere la raccolta differenziata, perché più cresce e si recupera materia dai rifiuti, meno si ha di combustibile dall’indifferenziato e gli impianti vengono a trovarsi sottoalimentati.
Questo è oggettivamente un conflitto di interessi e queste due differenti gestioni dei rifiuti, anche se entrambe fossero legittime, non dovrebbero mai coincidere nello stesso soggetto privato.
Chi deve rispettare gli obiettivi di legge che hanno un’evidente e documentata valenza sociale nel differenziare e recuperare materia dai rifiuti, come dovrebbe fare il gestore Sei Toscana, dando in tal modo lavoro stabile in provincia a migliaia di occupati nelle aziende di recupero di materie, non dovrebbe contemporaneamente gestire impianti di incenerimento, come invece avviene in questa provincia, dove l’azionista di maggioranza di Scarlino Energia (società proprietaria dell’inceneritore di Scarlino) è anche azionista di maggioranza in Sei Toscana.
Ma gli amministratori toscani non vedono questo clamoroso conflitto di interessi e lo hanno anzi favorito con le famose condizioni previste nel bando di gara per l’affidamento del servizio. —
*Forum Ambientalista
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