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Grosseto

Tecnoseal, l’azienda che “protegge” scafi e motori marini

Massimiliano Frascino
Tecnoseal, l’azienda che “protegge” scafi e motori marini

Grosseto, i suoi anodi evitano che si corrodano le parti immerse, investimento da tre milioni per ottimizzare la produzione.

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Massimiliano Frascino

grosseto. Barche e navi di mezzo mondo hanno un “debito di riconoscenza” nei confronti di un’azienda grossetana che, senza clamori né attenzioni, ha conquistato la leadership planetaria nel proprio segmento di mercato. Si tratta della Tecnoseal Foundry di via Genova, o Tecnoseal, che da una trentina d’anni produce «anodi sacrificali» per la protezione catodica di scafi, motori marini e in generale componenti metalliche che stanno immerse in acqua. Salata, salmastra o dolce che sia.

Per quanto il termine sia inconsueto, un «anodo sacrificale» è un elemento in lega – a base di zinco, alluminio o magnesio – che eroga correnti finalizzate a proteggere i corpi metallici immersi in acqua, “sacrificandosi” per mantenere integri scafi, eliche e motori marini, derive e flaps. In assenza degli anodi, infatti, le «correnti galvaniche» ossiderebbero e poi corroderebbero lo scafo e le sue parti. «Negli ultimi dieci anni – spiega l’amministratore delegato Filippo Soffici (nella foto), fiorentino ex campione di canottaggio trapiantato a Castiglione della Pescaia – l’azienda è cresciuta costantemente. Oggi siamo leader mondiali di mercato nella produzione di anodi sacrificali di elevata qualità, ma al momento non riusciamo a soddisfare la domanda. Nonostante il Covid si sia abbattuto anche sul settore nautico generando incertezze globalizzate, chiuderemo il bilancio 2020 con una modesta perdita di fatturato».

L’azienda grossetana è in ottima salute. Dieci milioni di fatturato, 57 addetti e tre società di commercializzazione dei prodotti in Italia, Stati Uniti e Inghilterra, oltre a una rete internazionale di rivenditori pluri-marca. Sulle dita di una mano si contano i concorrenti.

Da questo la scelta della proprietà (un fondo di investitori privati collegato a Banca Intesa fra i quali lo stesso Soffici) di investire guardando con ottimismo al futuro. «Nonostante la congiuntura – aggiunge Soffici – Tecnoseal ha deciso di fare un grosso investimento immobiliare, superiore a tre milioni, rilevando due capannoni per organizzare meglio la produzione e riuscire a soddisfare le richieste di nuovi prodotti, non solo dedicati al settore nautico. Facciamo i salti mortali e siamo obbligati a cambiare anche quattro stampi in un ciclo produttivo giornaliero, per realizzare gli anodi che ci vengono richiesti. Con la nuova configurazione riusciremo a sfruttare al meglio le sinergie aziendali, riducendo al minimo i tempi morti nell’utilizzo di centri di lavoro, forni e macchinari di pressofusione. Cosa determinante perché rispetto ad altri manufatti metallici, pure essendo piuttosto complicati da progettare e realizzare, gli anodi sono un prodotto industriale con margini non elevati».

La nuova sede aziendale è collocata a poche decine di metri da quella storica di via Genova, lungo la strada parallela, di fronte ai magazzini del corriere Gls. A un centinaio di metri dall’edificio ex Mabro, dove si trasferiranno Roberto Ricci Design e Montecristo. Due i capannoni – in uno dei quali sono già stati installati due carri ponte per movimentare stampi del peso di alcune tonnellate – che Tecnoseal sta allestendo facendo le corse contro il tempo. «Abbiamo iniziato il 1° novembre e dobbiamo iniziare a trasferire forni e macchinari per la pressofusione, officina, uffici di progettazione a partire dalla fine di marzo. Successivamente sposteremo il magazzino e gli uffici della logistica che nell’organizzazione aziendale sono determinanti, perché siamo in grado di consegnare una bella fetta dei nostri prodotti in 24/48 ore con la corsia preferenziale “fast delivery”; per le grosse consegne a lunga distanza spediamo i pezzi via nave, utilizzando preferibilmente come snodo logistico il porto di Livorno».

Fra le caratteristiche di quest’azienda ad alta tecnologia, ci sono due elementi di eccellenza industriale, piuttosto rari per una realtà a bassa propensione manifatturiera come la Maremma. «Tecnoseal ha richiesto la patent box– chiosa Soffici – per il riconoscimento di know-how e unicità delle produzioni tutelate dal segreto industriale. Sul piano del personale, invece, dopo una selezione severa anche sotto il profilo motivazionale che coinvolge scuole come l’Iti, la formazione professionale è gestita all’interno dell’impresa, perché tutto il ciclo produttivo, dalla ricerca, a progettazione, sviluppo e simulazione informatica dei prototipi, fino alla loro fusione e rifinitura, è originale e gestito in proprio. Il clima aziendale è un elemento importante e viene dedicata attenzione al benessere lavorativo delle persone». –

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