Sicurezza
Depuratori e controlli Per Terrarossa due sanzioni penali
Il registro di arpat per il 2019
Alfredo Faetti
grosseto. La situazione presenta una «sostanziale conformità alla normativa». Lo scrive Arpat a proposito dei controlli sugli scarichi dei depuratori in Maremma condotti nel corso del 2019. L’ultimo report pubblicato dall’agenzia regionale fa il punto sulle verifiche, le sanzioni e le azioni da intraprendere su questi impianti. Per quel che riguarda il Grossetano, si legge nel documento, ci sono ancora aspetti autorizzativi da mettere a punto in alcune zone, ma non è stata registrata nessuna criticità, sebbene alcuni episodi specifici abbiamo portato anche a sanzioni penali.
Sono 14 i depuratori in Maremma: 13 gestiti da Acquedotto del Fiora, mentre uno fa capo da Integra Concessioni Sri; quest’ultimo è l’impianto di Terrarossa, a Monte Argentario: riceve i reflui da un comprensorio molto grande tra Orbetello e Monte Argentario per scaricarli in mare una volta depurati a tre chilometri dalla costa di Ansedonia tramite una condotta sottomarina; questo impianto, vista la posizione, è soggetto a significative variazioni di utenza per l’afflusso turistico.
È su Terrarossa che sono scattate le due sanzioni penali nel corso del 2019 a seguito dei controlli di Arpat.
Il primo risale al 19 marzo, quando i tecnici riscontrarono il superamento allo scarico per i parametri Cod e Bod5 (che di fatto rappresentano una misura indiretta del contenuto di materia organica biodegradabile presente in un campione d’acqua) fissato dalla legge sugli scarichi. Il secondo sforamento attestato da Arpat da questo impianto, questa volta legato al parametro dell’alluminio, è invece datato al 7 agosto 2019. Ci sono stati poi altri parametri sforati dal depuratore di Terrarossa, ma in queste occasioni sono state di carattere amministrativo: una è stata emessa sì nel 2019 ma lo sforamento risale al 2018, legato ai solfuri, mentre un altro ha riguardato la norma sul deposito temporaneo di rifiuti prodotti.
Sanzioni di carattere amministrativo hanno riguardato anche altri depuratori del territorio: una l’impianto di Principina a Mare a Grosseto per i tensioattivi, mentre un’altra di nuovo per i parametri Cod e Bod5 e ha riguardato l’impianto di San Giovanni a Pitigliano.
Sempre a Principina a Mare, Arpat ha riscontrato una mancata comunicazione per un guasto all’impianto. A San Giovanni non sono state rispettate alcune prescrizioni inserite nelle autorizzazioni, mentre a Massa Marittima, per il depuratore di Massa Vecchia, non è stato raggiunto il numero di campioni conforme in un anno solare.
C’è poi tutta la partita delle autorizzazioni ancora da chiudere. A questo riguardo Arpat scrive: “dal punto di vista autorizzativo, nel 2019 permangono sei situazioni amministrative ancora irrisolte, nonostante in alcuni casi vi siano autorizzazioni pregresse scadute, già da alcuni anni; da quanto presente agli atti, tuttavia, risulta che in tutti i casi i procedimenti di rinnovo o rilascio dell’autorizzazione sono prossimi alla conclusione”. Queste situazioni riguardano “Le Paduline” a Castiglione della Pescaia, l’impianto di Bagno di Gavorrano, quello di San Giovanni-Pianetto a Grosseto, quello di Manciano, quello di Massa Vecchia e quello di San Giovanni.
L’ultimo dato degno di nota nel report di Arpat è contenuto in questo passaggio: «L’impatto maggiore degli scarichi, sull’ambiente della provincia di Grosseto, e dato dall’immissione dei reflui depurati in mare e quindi l’influenza sulle aree balneabili, e precisamente per l’impianto di Follonica che impatta sull’area di balneazione di Scarlino e per quello di Castiglione della Pescaia»: ma in nessuno dei due casi, si legge nel documento, sono state riscontrate ripercussioni sulla balneazione nel 2019. –
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