Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Va a dormire in barca per non sentir latrare i cani del vicino di casa

Francesca Gori

Condannata una coppia: contro di loro una raccolta di firme  Erano state fatte anche eseguire le misurazioni del rumore

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Francesca Gori

follonica. I cani abbaiavano giorno e notte e i loro padroni, spesso e volentieri, li richiamavano a gran voce, intimando loro di smetterla. Qualche volta lo facevano fischiando. Ma non erano solo quelli i rumori che una coppia di follonichesi, che abitano nell’appartamento al piano di sotto, dovevano sopportare: spesso, il vicino camminava in casa con gli scarponi da lavori, trascinava sul pavimento sedie e cassette di legno, lasciava cadere ceppi che venivano utilizzati per alimentare un termocamino che si trova su una terrazza, proprio sopra alla camera da letto della coppia che vive al piano di sotto. E che per anni non è riuscita a riposare, tanto che marito e moglie, spesso e volentieri, si sono trovati costretti a dormire separati: l’uomo nell’imbarcazione di sua proprietà ormeggiata al porto, la donna nel suo letto ma con l’aiuto di psicofarmaci per non svegliarsi in continuazione.

La vicenda, cominciata nel 2016, nella zona di Cassarello, è finita in un’aula di tribunale dove il giudice Marco Bilisari ha condannato Giuliano Donnoli, 61 anni e Barbara Bandini, 56 anni, entrambi difesi dall’avvocata Samantha Poli di Livorno, a pagare trecento euro di multa ciascuna con la sospensione condizionale della pena e la non menzione e al risarcimento in favore della parti civili che dovrà però essere liquidata dal giudice civile oltre al pagamento di una provvisionale di duemila euro ciascuno e alle spese di difesa e costituzione sostenute, liquidate in quattromila euro.

I vicini della coppia rumorosa, assistiti dall’avvocata Monica Bonemei, sono stati costretti a rivolgersi al tribunale dopo numerosi inviti rivolti agli inquilini dell’appartamento al piano di sopra. Lo scrive anche il giudice nella sentenza: «Va sottolineato come le persone offese - scrive Bilisari - abbiano tenuto a precisare che la spinta emotiva che aveva dato origine alla querela non era, nel modo più assoluto, da ricollegare a una loro incapacità di adattamento rispetto a normali rumori della vita quotidiana, la cui sopportazione è inevitabile nei rapporti di vicinato».

L’abbaiare incessante dei quattro cani da caccia che da un terreno in campagna erano stati trasferiti nel giardino dell’abitazione in Cassarello dove, gli abitanti del quartiere, avevano anche raccolto delle firme che erano state portate poi in tribunale.

In aula sono sfilati diversi testimoni, che hanno confermato quanto sostenuto dalla coppia: persone che hanno dovuto fare i conti con i rumori che provenivano dall’abitazione della coppia. Una delle testimoni ha spiegato al giudice Marco Bilisari che il figlio, durante il periodo estivo, mentre preparava un esame universitario, era costretto a chiudere le finestre, poiché il latrato dei cani disturbava la concentrazione nello studio del ragazzo.

Una situazione divenuta insopportabile per molti, ma della quale soffriva soprattutto la coppia che abita nell’appartamento al piano di sotto tanto che nel maggio del 2016 avevano anche incaricato un ingegnere competente in acustica di rilevare i rumori nella loro camera da letto, quella che appunto si trova sotto alla terrazza dove c’è il termocamino.

I risultati della consulenza hanno lasciato poco spazio ai dubbi: «I rumori provenienti dalla terrazza - scrive il consulente nella sua relazione - risultano variabili tra 30 decibel e 60 decibel ed arrecano notevole disturbo, in particolar modo nel periodo notturno». Parole che hanno confermato quanto denunciato dalla coppia che ha dovuto passare anni senza godersi il meritato riposo. —

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