Attenzione
Un anno senza teatri Il Moderno si illumina per pacifica protesta
Anche in via Tripoli si aderisce all’iniziativa di Unita, l’associazione di tutti coloro che lavorano sui palcoscenici e dietro le quinte
GROSSETO. A parte una piccola finestra temporale estiva i teatri e gli spettacoli dal vivo sono fermi da un anno esatto. Dodici mesi di rinuncia agli spettacoli e ai concerti per il pubblico, dodici mesi senza lavoro e senza tutele per chi lavora dietro le quinte di questi eventi culturali. Anche Grosseto aderisce alla mobilitazione nazionale promossa dall’associazione Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) per accendere i riflettori sulla situazione dei teatri chiusi a un anno di distanza dal primo provvedimento di chiusura immediata disposto nel quadro delle prime misure di contrasto alla diffusione del coronavirus.
Era il 22 febbraio 2020. Così domani, 22 febbraio 2021, Unita invita i teatri italiani a illuminare le proprie sedi dalle 19, 30 alle 21, 30. A Grosseto hanno accolto l’appello dell’associazione di categoria diversi artisti e rappresentanti del mondo del teatro, della danza e dei festival che si ritroveranno di fronte all’ingresso illuminato del teatro Moderno in via Tripoli. «La nostra vuole essere una protesta pacifica – dice Luca Pirozzi dei Musica da Ripostiglio – e la metteremo in atto nella massima legalità per cui eviteremo gli assembramenti e saranno rispettate tutte le precauzioni, dalle distanze all’uso delle mascherine. Ringraziamo Sistema che terrà l’ingresso del Moderno illuminato e le saracinesche alzate perché l’obiettivo è quello: i teatri devono tornare ad aprire e a fare cultura perché sono in grado di garantire la sicurezza».
Ma la manifestazione non riguarda solo i lavoratori del teatro, dai registi agli attori ai tecnici: anche gli spettatori possono passare dal presidio di domani per manifestare la loro vicinanza e solidarietà. “Io partecipo in doppia veste – precisa Pirozzi – A teatro ci lavoro ma faccio anche parte di quel pubblico che non vede l’ora di tornare a godersi uno spettacolo dal vivo». Presente di fronte al Moderno anche l’ingegnere del suono David Barbagli che testimonia il caso della Live 95 che ha nelle attività teatrali il suo cardine. «Siamo due soci e cinque dipendenti – dice Barbagli – Teatri chiusi per noi significa un dramma lavorativo perché siamo fermi da 12 mesi senza cassa integrazione e senza aiuti. Nel periodo di riapertura nei teatri italiani si è registrato un solo contagiato in tutta Italia: questo vuol dire che i protocolli sono stringenti e che la sicurezza c’è ed è possibile sia in platea che sul palco, quindi per il pubblico ma anche per le maestranze. Allora perché non si procede con la riapertura?». Barbagli ha già partecipato alla manifestazione di ottobre in piazza a Milano durante la quale i lavoratori dello spettacolo protestarono per le chiusure portando in piazza i bauli che contengono strumenti e attrezzature tecniche. «Il ministro dei beni culturali Dario Franceschini è al corrente delle nostre richieste – dice Barbagli – ma torniamo a sollecitarlo visto anche il cambio di governo».
Alla manifestazione di Unita ha aderito anche l’attore Pierfrancesco Favino che cita l’Edipo di Sofocle nel suo appello alla partecipazione condiviso su Facebook il 17 febbraio. «Proteggere e liberare le città dai danni provocati da un’epidemia – ricorda Favino citando Sofocle – significa conoscere se stessi, prima che un’intera comunità si ammali di tristezza non riuscendo più a immaginare un futuro”. «Per una sera – ricordano artisti e lavoratori dello spettacolo di Unita – i teatri tornino simbolicamente ad essere ciò che da 2. 500 anni sono sempre stati: piazze aperte sulla città e motori psichici della vita di una comunità”. —
Sara Landi
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