Attenzione
Gessi rossi, tre proposte da comitati e ambientalisti per trovare un’alternativa
Lina Senserini
Grosseto. Un tavolo di confronto per trovare una soluzione ai gessi rossi che non sia il riempimento di cave, in progetti di ripristino ambientale. È quanto chiedono le associazioni ambientaliste e i comitati locali (Forum Ambientalista – coordinamento regionale Toscana, Italia Nostra onlus, sezione Maremma Toscana, Wwf provinciale, associazione Grosseto al centro, Comitato di Paganico, Comitato Bruna) in una nota inviata al presidente della Regione Eugenio Giani, all’assessore Leonardo Marras, al presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ai parlamentari eletti in Maremma. Una soluzione, a loro avviso, anacronistica nel 2021, ma anche impraticabile, stando ai tentativi degli ultimi 15 anni. «Ci rivolgiamo a tutti gli attori, alla politica, agli enti preposti, ai cittadini responsabili, agli organi di informazione, ai sindacati, alla Venator e alle fabbriche dell’indotto. Per trovare una strada diversa, nuova e moderna, occorre sedersi a un tavolo», scrivono, proponendo tre argomenti di dibattito.
Il primo, «cercare nuove soluzioni per il trattamento, la valorizzazione e il reale fine vita del rifiuto, attraverso un concorso di idee tecniche e scientifiche, magari un bando, con una giornata allo stabilimento, coinvolgendo i centri di eccellenza accademica che si occupano di materiali, come il Consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e tecnologia dei materiali di Firenze o il Politecnico di Milano.
Il secondo, cambiare il ciclo di produzione, come ventilato sin dagli accordi territoriali del 2004, poiché il processo produttivo al cloruro, con rutilo, come praticato negli Usa, è nel know how (competenze) della Venator e non produce questa immensa quantità di rifiuti come quello al solfato.
Terzo punto, realizzare una discarica ad hoc in un’area argillosa, lontana dalle falde, con le procedure previste e con il consenso dell’area; in tal caso la Regione potrebbe aiutare la fabbrica rivedendo gli oneri di discarica in favore dell’occupazione», suggeriscono gli ambientalisti. Per lo smaltimento dei rifiuti speciali prodotti al Casone in 15 anni sono stati individuati e discussi quattro siti alternativi a Montioni, cioè Roccastrada, Vallina, Bartolina e Pietratonda.
«Ora che anche l’ipotesi Pietratonda sembrerebbe al tramonto, perché ostinarsi a cercare un nuovo sito o magari riprovarci con la Bartolina? Perché non cambiare strada?», si chiedono. «In un’intervista del 24 settembre – aggiungono – l’onorevole Vignaroli, presidente della Commissione parlamentare ecomafie, ha dichiarato riguardo ai gessi rossi che «nel tempo questo materiale rilascia degli inquinanti, le autorità di controllo non hanno controllato bene e, soprattutto, poi nel tempo si è cercato di dare delle deroghe di legge. Purtroppo lo stoccaggio nelle cave avrà sempre il problema della solubilità dei gessi rossi, che per questo non devono essere posti in prossimità di falde e corsi d’acqua. Tanto più che ora l’Ue ha classificato il biossido di titanio in polvere cancerogeno per inalazione. Materiale che dovrebbe essere scaricato dai camion e pressato con gli escavatori, con potenziale rischio per le popolazioni limitrofe. I cittadini sono preoccupati, è comprensibile. Siamo nell’era della transizione ecologica, siamo tutti sensibili ai temi dell’ambiente e della salute e, attraverso il web, possiamo informarci, connetterci e organizzarci. Dopo quattro cave, non proviamo con la “quinta”, che per Beethoven è il destino che bussa alla porta… Non siate anche voi “sordi”» , è l’appello finale delle associazioni. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
