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Alberi “capitozzati”, il no del Wwf «Metodo che indebolisce e danneggia»

Ivana Agostini
Alberi “capitozzati”, il no del Wwf «Metodo che indebolisce e danneggia»

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Ivana Agostini

ORBETELLO. A Orbetello è tempo di potatura. Da alcuni anni gli orbetellani assistono a quelle che sono chiamate “capotizzature”, ossia tagli drastici dei rami degli alberi che lasciano le piante con monconi dai quali poi, a primavera, spunteranno i nuovi germogli.

Un sistema di potatura che fa discutere anche in riva alla laguna e che una parte di cittadini contesta.

Alcuni orbetellani segnalano al Wwf quello che sta avvenendo sul territorio, in via Mura di Levante, in centro città, a Orbetello Scalo, a Fonteblanda.

«Negli ultimi giorni – spiegano dall’associazione Wwf provinciale – ci sono giunte segnalazioni sulle operazioni di manutenzione del verde urbano condotte con capitozzature o altre forme di potatura drastica con eliminazione della quasi totalità dei rami. Fra i “servizi” offerti dagli alberi – aggiunge il Wwf – c’è anche l’assorbimento di inquinanti a livello locale. Le piante però devono essere nelle migliori condizioni di vegetazione, e pertanto né danneggiate da potature troppo drastiche, né tantomeno sostituite con altri di piccole dimensioni».

Secondo l’associazione ambientalista, spesso i lavori di manutenzione del verde pubblico «non rispondono alle norme legislative vigenti in materia».

A questo proposito viene citato il decreto 10 marzo 2020 del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al punto 11 dell’allegato Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione in cui è indicato che «l’aggiudicatario deve evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano maggiori costi di gestione».

Per questo il Wwf ricorda alla amministrazioni l’esistenza della norma e sottolinea che «le piante indebolite da capitozzature o altre drastiche potature, infatti, sono più a rischio di caduta di quelle gestite nel modo più “naturale” possibile».

Giorgio Nannini, titolare del vivaio Pitorsino, spiega che «nei centri urbani le piante che perdono le foglie vengono potate con la capitozzatura per praticità. Da un privato si sta più attenti all’estetica. Personalmente – conclude – rispetto alle potature drastiche preferisco la cura della pianta». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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