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Caduta al Giro 2015, adesso il fotografo è sotto processo

Pierluigi Sposato
Caduta al Giro 2015, adesso il fotografo è sotto processo

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Pierluigi Sposato

castiglione della pescaia. A distanza di quasi sei anni, si torna a parlare di una rovinosa caduta al Giro d’Italia, quella in cui rimase coinvolto Daniele Colli, oggi 39enne, all’epoca ciclista professionista della Nippo-Vini Fantini. Se ne torna a parlare perché l’altro giorno davanti al giudice di pace si è aperto il procedimento nei confronti del fotografo Marco Caruso, suo coetaneo, accusato di lesioni colpose, per essersi sporto oltre le transenne »con un teleobiettivo gigante» e aver così determinato la caduta a 300 metri dal traguardo della sesta tappa partita da Montecatini Terme (183 chilometri) lungo viale Kennedy a Castiglione della Pescaia: era il 14 maggio 2015, Colli era poi stato ricoverato in ortopedia al Misericordia e per lui la competizione in rosa era finita. Colli si è costituito parte civile con l’avvocata Marzia Barberis di Milano. Caruso è rappresentato dall’avvocata Silvia Muratori. I primi testimoni non saranno sentiti prima del prossimo anno.

La vicenda giunge solamente adesso davanti in Tribunale a causa di un precedente problema di notifica a Colli, che ha comunque preso parte all’udienza. Successivamente, Colli e Caruso si sono incontrati: «Di quella vicenda conservo un sentimento di grande dispiacere - dice oggi il fotografo - sia per come la vicenda era andata sia per come era stata raccontata». E aggiunge: «È stato un piacere invece incontrare Colli. Ci siamo guardati negli occhi, entrambi abbiamo capito di essere stati coinvolti in una serie di eventi sfortunati». Da subito, Caruso spiegò di non essersi sporto affatto, di essere rimasto al di qua delle transenne: «Pensavo che la vicenda fosse finita. Già il ricordo è qualcosa di pesante, adesso c’è purtroppo anche la questione giudiziaria». E adesso c’è soltanto da aspettare la prossima udienza: «Sì, anche se noi ci siamo salutati con l’auspicio di poter trovare una soluzione. Quello che ho capito è che non c’è alcuna forma di ostilità».

All’epoca dell’incidente, Colli affidò a Twitter (reclamando le scuse) e alle pagine del nostro giornale («Mi tenevo il braccio in mano, era tutto girato dall’altra parte: lo guardavo ed era terribile») le sue reazioni, annunciando la denuncia. Caruso si era rivolto a un legale che aveva mediato il suo messaggio: «Sono dispiaciuto per quanto è successo, spero che Daniele Colli guarisca presto e che Contador finisca il giro in sella alla bicicletta». Alberto Contador era comunque rimasto leader della corsa: vinse poi quello stesso Giro, la maglia rosa gli fu tolta da Fabio Aru per una sola tappa.

Di fronte al giudice Marco Lotti le parti torneranno a incontrarsi a gennaio 2012. Dovranno essere sentiti i primi testimoni, quelli dell’accusa, un paio dei quali sono stati citati anche dalla difesa. Si tratta di persone che erano presenti nelle immediate vicinanze del punto della caduta. È destinato a finire agli atti del dibattimento anche il video di quei momenti, così che sia possibile fare chiarezza fino in fondo su eventuali responsabilità: è verosimile che il giudice ne disponga la riproduzione in aula. La difesa anticipa che potrebbe anche essere portato in Tribunale il teleobiettivo ritenuto in qualche modo responsabile della caduta di Colli, non gigante ma di dimensioni ridotte. Le immagini potranno dare indicazioni sui posizionamenti delle persone e delle transenne, come anche sulle distanze. Quel giorno Caruso non era accreditato tra i fotografi del Giro, era solamente nelle vesti di un appassionato che si era avvicinato al tratto conclusivo della tappa per trarne qualche scatto. —

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