Sicurezza
Wwf replica al comitato «Sono altri i problemi che minano la pastorizia»
grosseto. Le minacce alla pastorizia non arrivano dai lupi, ma dal crollo del costo del latte. Quanto ai finanziamenti per progetti sui lupi, non tolgono soldi ai pastori. E non esistono casistiche di attacchi di lupi o ibridi alle persone.
Su questi tre punti si incardina un intervento del Wwf in risposta al comitato Pastori d’Italia e alla sua presidente, Mirella Pastorelli, che in questi giorni ha segnalato nuove predazioni in diversi punti della provincia ed è tornata ad attaccare le misure per scoraggiare gli attacchi, cioè impiego di cani da guardiania e recinti. Secondo Pastorelli lupi e pecore non possono convivere e l’unica soluzione sarebbe consentire di abbattere in modo mirato e programmato il 5 per cento dei lupi in Toscana.
Misure che non piacciono al Wwf, che punta alla coesistenza tra lupo e pecore. «Ci dispiace – dice il Wwf – vedere associazioni che dovrebbero tutelare gli allevatori spostare l’attenzione su temi marginali e perdere di vista l’obiettivo comune, la coesistenza tra zootecnia e grandi predatori».
Tre le precisazioni. Punto uno, «il lupo non è il problema principale per gli allevatori muniti di tutte le misure di prevenzione necessarie, ma è solamente parte (minima) del rischio d’impresa per chi sceglie questa vita (chiamarlo lavoro è riduttivo)».
I problemi reali, che mettono a rischio l’attività di migliaia di allevatori italiani, secondo il Wwf «sono decisamente altri, come ad esempio il prezzo del latte e l’aumento del costo dei mangimi. L’abbandono dei pascoli non può essere addebitato alla presenza del lupo, che a livello nazionale impatta sulle perdite del settore zootecnico per una percentuale irrisoria».
La seconda contestazione alle argomentazioni di Pastorelli riguarda i fondi pubblici utilizzati per i progetti legati alla salvaguardia del lupo e che, secondo la presidente, il governo dovrebbe dare piuttosto ai pastori che subiscono perdite. «Ricordiamo alla Pastorelli – dice il Wwf – che tutti i progetti Life, ivi compresi quelli per la salvaguardia del lupo, fanno parte di un programma europeo per la protezione degli habitat e della biodiversità, e perciò non rappresentano fondi nazionali, “imputabili” al governo italiano».
Infine, punto tre, il timore che il comitato ha rispetto a eventuali attacchi dei lupi o degli ibridi alle persone. «Ci vediamo costretti a ribadire per l’ennesima volta – dice il Wwf – che tirare in ballo la presunta pericolosità del lupo per l’incolumità delle persone è un allarmismo privo di fondamento; non si registrano casi di attacchi di lupi a persone da decenni, e non esiste alcuno studio che attesti la maggiore confidenza dei lupi ibridi verso gli uomini. Il Wwf Toscana collabora da anni con associazioni di allevatori che lavorano quotidianamente per la convivenza uomo/lupo, anche con informazione e divulgazione delle migliori misure di prevenzione da adottare, cercando di mettere in contatto le suddette coi Gruppi di acquisto solidale, confrontandoci con loro sul metodo scientifico».
Spiega al Tirreno il responsabile Lupo del Wwf per la Toscana, Luca Maggiolini: «Non siamo contro gli allevatori, anzi: collaboriamo con gli allevatori che si sforzano di convivere col lupo». Quanto all’affermazione che lupi e ibridi sono in tale aumento che i pastori non riescono a fronteggiarli, «è in atto un censimento nazionale, i primo di questo genere, del ministero dell’Ambiente tramite l’Ispra, iniziato a ottobre e che finirà a marzo o aprile. Solo a quel punto conosceremo il numero di lupi e ibridi. Se i lupi stanno aumentando, per noi è una vittoria, perché a fine anni Sessanta il lupo era sparito». — F.F.
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