Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio del febbraio 2017 

Strangolò la moglie, rinchiuso in carcere

Pierluigi Sposato
Strangolò la moglie, rinchiuso in carcere

Definitiva la condanna a 14 anni per Alberto Novembri: ma potrebbe scontare la pena ai domiciliari per ragioni d’età

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Pierluigi Sposato

orbetello. Alberto Novembri è entrato in carcere. La condanna a 14 anni per l’omicidio della moglie Edvige Anna Costanzo, strangolata con il cavo di un computer quattro anni fa per una lite legata a un decreto di citazione, è diventata definitiva, la Cassazione si è pronunciata, la Procura ha emesso l’ordine di carcerazione, l’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Orvieto, scortato dai carabinieri della stazione cittadina che hanno eseguito il provvedimento.

Novembri, oggi 73 anni, potrebbe però uscire a breve - e andare ai domiciliari - proprio a causa dell’età. L’articolo 47 ter della legge sull’ordinamento penitenziario lo consente a chi abbia compiuto i 70 anni: l’omicidio non è previsto tra i reati che invece devono comunque essere puniti con il carcere (sono quelli riferibili alle violenze sessuali) a prescindere dall’età del condannato. Così ieri mattina il suo difensore, l’avvocato Roberto Cerboni, è andato a Orvieto a far firmare a Novembri la richiesta di espiazione pena ai domiciliari. Nel giro di pochi giorni la magistratura dovrebbe pronunciarsi. In caso affermativo, l’uxoricida sconterebbe la pena ai domiciliari a Orbetello.

In primo grado, Novembri era stato condannato a 14 anni al termine del rito abbreviato davanti al giudice Marco Mezzaluna: un rito condizionato all’audizione del consulente di parte, uno psichiatra. «L’ipotesi che l’imputato al momento del fatto sia stato colto da una parziale e del tutto transitoria incapacità di intendere e di volere non è in alcun modo documentata» aveva scritto il giudice nelle motivazioni depositate a luglio 2018 a proposito dell’omicidio avvenuto nel pomeriggio del 15 febbraio 2017 nell’abitazione al Pozzarello di Monte Argentario. Il pm Maria Navarro aveva chiesto 16 anni, l’avvocato Cerboni aveva sollecitato il minimo proprio con il riconoscimento del vizio parziale di mente, sulla scorta delle dichiarazioni del proprio consulente. Ma il giudice aveva notato che erano state esclude patologie psichiche o addirittura psichiatriche, concludendo di non dover concedere questa attenuante. Aveva concesso però quelle generiche, dichiarate equivalenti all’aggravante di aver commesso il fatto contro il coniuge. Perché «l’imputato in realtà non è fuggito ma, in preda allo choc per quanto commesso, si è allontanato senza una precisa intenzione, come dimostrato dai viaggi fatti avanti e indietro sulle medesima tratta sino a quando è stato fermato sul treno». Il giudice si riferiva agli spostamenti tra Orbetello e Roma e viceversa e quindi all’individuazione di Novembri sul regionale diretto a Pisa nel tratto tra Capalbio (dove erano saliti i carabinieri) e Orbetello, nella tarda mattina del giorno successivo all’omicidio. Aveva confessato agli stessi militari («Ho fatto una c... con mia moglie») e poi al pm e al gip e aveva spiegato i fatti come già fatto con un amico, con una telefonata alle 7 del mattino sempre del 16 (e l’amico aveva avvertito i carabinieri).

La sentenza era stata confermata in appello e adesso anche dalla Cassazione. —

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