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il rione biancoviola 

Manodopera, lavoro e passione Noi siamo così anche se c’è il virus

Manodopera, lavoro e passione Noi siamo così anche se c’è il virus

I costruttori hanno già in mente quale sarà il prossimo carro, non aspettano altro che tornare a creare 

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FOLLONICA. Il rione Capannino è uno dei due gruppi follonichesi presieduto da una donna, Monica Belloni, che ormai da parecchie edizioni ha preso la guida del collettivo bianco viola.

Per la prima volta dopo 41 anni il carnevale di Follonica è costretto a fermarsi. Come siete riusciti a tenere unito il gruppo del rione nonostante l’assenza del lavoro preparatorio per le sfilate e nel rispetto delle normative anticovid?

«Fortunatamente essendo un rione relativamente piccolo riusciamo ad avere un rapporto costante, ci sentiamo quotidianamente sui social per aggiornarci un po’ sulle nostre vite, sono anche nate molte amicizie e quando è possibile organizziamo incontri per stare insieme, sempre con le dovute precauzioni. Inoltre nell’ultimo periodo abbiamo lavorato molto prima sulle strutture per le luminarie di Natale e ora per portare in qualche modo un po’ di carnevale nella nostra Follonica».

Il successo della luminaria di Natale ha evidenziato la grande maestria di tutti i volontari dei rioni anche al di fuori dell’opera strettamente carnevalesca, può essere l’inizio di un lavoro ancora più profondo di integrazione con la città?

«Sarebbe per noi un onore riuscire a proseguire negli anni con iniziative di questo genere, magari il Covid lascerà questo di buono: una collaborazione tra rioni e comune, per quanto riguarda qualche iniziativa e progetto anche extra carnevale sarebbe ben accetta».

I rioni hanno deciso di addobbare il proprio quartiere nel periodo del carnevale: quale è il vostro progetto? Che risposta avete avuto dagli abitanti?

«Abbiamo decorato il nostro quartiere in modo da far sentire il meno possibile la mancanza del carnevale e lavorando con materiali semplici e riciclati, tutte cose create da noi perché il rione è manodopera, lavoro e passione. Gli abitanti del quartiere sono stati disponibili sia per esporre qualche decorazione da noi fornita che per impegnarsi in prima persona a decorare qualche terrazzo di loro iniziativa. Inoltre abbiamo ricevuto un bel sostegno dalle attività presenti con molte vetrine dedicate».

Anche se non ci sono certezze sul futuro avete iniziato a pensare a possibili idee o bozzetti per il prossimo carro di carnevale?

«Certamente, il carnevale non lo faremo fisicamente ma mentalmente è sempre dentro di noi. I nostri costruttori hanno le idee ben chiare e abbiamo già spunti per quello che sarà il nostro prossimo carro, speriamo solo che questa situazione migliori e che tutti i carristi riescano a tornare al lavoro nei capannoni il prima possibile».

Facciamo un passo indietro agli ultimi venti anni: quale è il carro o comunque l’edizione del carnevale che il rione ricorda con più emozione? E l’aneddoto più curioso legato sempre al carnevale?

«L’anno più emozionante è stato il 2000 consacrato dalla vittoria del carro “Un sabato in dis…carica” del bozzettista Franco Gaggioli, grande personaggio del carnevale follonichese che per noi è stato un onore avere nel rione, era un carro con colori brillanti e 16 movimenti. In quell’edizione non c’era una giuria con delle schede di valutazione come adesso ma si andava per preferenze e dopo un iniziale pari merito con il Cassarello venne fuori un punto a nostro favore, quell’anno vincemmo anche con la reginetta Valentina Gasperini. Per noi ogni edizione è importante, proviamo sempre una grande emozione quando usciamo la prima domenica con il nostro carro, ogni sfilata è adrenalina pura e l’unico scopo è stare insieme. Se torneremo a vincere saremo felicissimi ma anche se arriviamo ultimi l’importante è esserci divertiti». –

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