Gessi rossi a Pietratonda No della Soprintendenza
Annullato in autotutela il parere possibilista: adesso il progetto è bocciato in toto Nulla di fatto alla conferenza dei servizi di ieri: è stata rinviata al 4 marzo
Lina Senserini
Grosseto. Nulla di fatto, ieri, alla conferenza di servizi che avrebbe dovuto decidere sul progetto di ripristino delle ex cave di Pietratonda, nel comune di Campagnatico, presentato un anno fa dalla proprietà, Accornero srl.
Tutto rimandato al 4 marzo per vedere la fine dell’iter del piano che prevede di portare nella ex cava dell’Incrociata un milione di tonnellate di gessi rossi, lo scarto della lavorazione del biossido di titanio prodotto negli stabilimenti della Venator, a Scarlino.
La decisione di far slittare la conferenza decisoria di tre settimane è stata presa dalla Regione a fronte di due novità sostanziali: la contrarietà della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, che ha annullato, in autotutela, il precedente parere più “possibilista” per bocciare senza mezzi termini il progetto di ripristino, e le nuove indicazioni di Arpat, che ha chiesto di monitorare per un anno le acque superficiali e profonde dell’area, per avere un punto “zero” con il quale confrontare le analisi successive, nel caso in cui il progetto venisse approvato. Infine, ma non certo per importanza, il parere contrario del Comune di Campagnatico rispetto ai vincoli forestali della zona, destinata dagli strumenti di pianificazione ad area di fruizione naturalistica.
Documenti, nel caso del parere della Soprintendenza e delle indicazioni di Arpat, depositati il giorno prima della seduta, così come le risposte di Accornero alle osservazioni, arrivate sabato agli enti e ai due comitati che fanno parte della conferenza, il Forum ambientalista e il comitato Val di Farma. Quest’ultimo in particolare ha dichiarato che «si riserva di leggere e di integrare con proprie osservazioni la nuova documentazione entro il 4 marzo», rimarcando che sono mancati i tempi per valutare osservazioni e controdeduzioni.
Ma c’è anche un’altra novità, di valore più politico che tecnico e per questo importantissima. La richiesta del Comune di Campagnatico di invitare alla conferenza del 4 marzo anche la Provincia di Grosseto. Da tempo infatti il presidente Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che è anche sindaco del capoluogo, viene sollecitato affinché partecipi al percorso decisorio di un progetto che espone al rischio di inquinamento tutto l’acquifero della piana di Grosseto. Soddisfatti il Forum ambientalista di Roberto Barocci e il comitato Val di Farma, presente ieri con la presidente, Loretta Pizzetti, insieme a Elisabetta Menchetti e Teresa Calabretta. «Il parere negativo della Soprintendenza – ha detto Barocci – rimarca quanto sosteniamo da tempo sull’avvenuta rinaturalizzazione spontanea dell’area. Ci dà ragione anche la richiesta di Arpat di caratterizzare l’area da un punto di vista idrogeologico. Questo vuol dire che sul lato est del lago dell’Incrociata, dove affiora il calcare cavernoso che arriva fino a Grosseto in un unico strato, i gessi rossi non ci possono stare». Soddisfatti anche i sindaci di Campagnatico, Luca Grisanti, e di Civitella Paganico, Alessandra Biondi. Per loro il parere della Soprintendenza non lascia spazio a ulteriori dubbi sul destino e sulla vocazione dell’area. La parola torna ora alla conferenza che ha davanti due strade: il preavviso di diniego – leggi la bocciatura – del progetto Accornero-Venator oppure rimandare di un anno la decisione, dopo le analisi richieste da Arpat. —
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