Il Tirreno

Grosseto

Ecco il molino per lavorare i grani antichi

Massimiliano Frascino
Ecco il molino per lavorare i grani antichi

Sarà a pietra e verrà realizzato nell’area del Madonnino di proprietà della coop Vallebruna, investimento da 600mila euro

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GROSSETO.  La cerealicoltura maremmana sta soffrendo per le piogge che da fine novembre battono i campi, e sconta l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti. Ma in questa fase ha il sostegno della multinazionale Timac Agro Italia, e a breve ci sarà l’avvio dei lavori del nuovo molino a pietra per lavorare i grani antichi e tradizionali. Che grazie al progetto di filiera (Pif) Drago – che sta per Distretto rurale agricolo gastronomico organizzato – sarà realizzato nell’area del Madonnino di proprietà della Coop Vallebruna.

Andando per gradi. «Le semine iniziate a ottobre – spiega Francesco Draghi, direttore della storica cooperativa Vallebruna, 160 soci per un migliaio di ettari coltivati a cereali – è stata interrotta bruscamente a dicembre e gennaio per le sovrabbondanti piogge. E ora c’è qualche difficoltà nei campi, sia perché non è stata conclusa tutta la semina sia perché l’acqua che impregna i terreni ha messo in difficoltà le radici delle piantine di grano. In questo periodo, poi, c’è stata un’impennata dei prezzi e scarsità di fertilizzanti come nitrati ammonici e uree, che vengono sparsi nei campi per favorire la fase di accestimento del grano. Devo dire che il protocollo d’intesa firmato con la Timac Agro Italia per la continuità di fornitura dei prodotti e l’assistenza tecnica in campo, ci ha risolto alcuni problemi in una fase delicata».

Alla Vallebruna vengono conferite mediamente 3mila tonnellate di cereali all’anno, con la gran parte del frumento assorbita dal sistema Barilla.

In questa fase i cerealicoltori maremmani spuntano intorno agli 80 euro tonnellata (prezzo alla borsa di Bologna), ma essendo un mercato mondiale esposto a grandi pressioni speculative, non ci sono certezze per il futuro.

Al protocollo con Timac Agro hanno aderito anche diverse altre cooperative di cerealicoltori: Colline Amiatine, Raspollino, Copam Srl, Terre Dell’Etruria e Valle Bruna.

«L’economia mondiale si sta rimettendo in moto – spiega l’amministratore delegato di Timac Agro Italia, Pierluigi Sassi – e il mercato dei fertilizzanti e quello delle materie prime per produrli, che vengono estratte in Nord Africa, Russia e Ucraina, sono in tensione, con prezzi al rialzo».

«Noi ci siamo impegnati– continua Sassi – con le cooperative sia a garantire le quantità richieste per concimare le colture, sia assistenza tecnica con una rete capillare di agronomi che si recano sul posto. E con l’obiettivo di far arrivare “in tavola” i prodotti agricoli in modo continuativo, coprendo le spalle ai vari anelli della filiera agroalimentare, a monte (i coltivatori) e a valle (i trasformatori)».

È di questi giorni il lancio sul mercato di un fertilizzante autoctono a chilometro zero – “Energeo” – a base di un sottoprodotto della lavorazione delle barbabietole da zucchero nell’impianto di Minerbio: le cosiddette «calci di defecazione». È figlio dell’economia circolare: con contenuti significativi calcio zolfo fosforo carbonio organico.

Il grano, però, per generare valore aggiunto deve essere trasformato in pasta. Il primo passo è l’imminente, attesa, realizzazione di un molino tradizionale a pietra. Tra una quindicina di giorni gli operai dovrebbero iniziare. Si tratta di un investimento da 600mila euro, nell’area della fiera del Madonnino di proprietà della coop Vallebruna. Promotore dell’iniziativa è un raggruppamento di venti imprese e cooperative, con capofila gran parte delle Colline Metallifere, l’azienda agricola Campo Ruffaldo di Massa Marittima. Si tratta di un progetto di filiera per valorizzare grani antichi e tradizionali. Con sullo sfondo l’obiettivo di un pastificio della Maremma. –
 

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