Il dolore
Elezioni provinciali, rebus sulla data
L’Upi le vuole fissate al 31 marzo, Grosseto è perplessa: «Si rischia di mettere in moto una macchina che poi va fermata»
Gabriele Baldanzi
GROSSETO. Palazzo Aldobrandeschi, già svuotato a suo tempo di funzioni e personale, da ieri è praticamente senza governo. Non è più operativo, infatti, il consiglio provinciale di Grosseto, mentre il presidente Antonfrancesco Vivarelli Colonna era già scaduto nei primi giorni di gennaio.
La data per le nuove elezioni provinciali resta però incerta, fluttuante. Insomma, si naviga a vista.
In attesa di nuove disposizioni da parte del parlamento e del ministero dell’Interno, Michele De Pascale, presidente dell’Upi, l’Unione delle Province italiane, ha invitato quelle Province che dovevano rinnovare i propri vertici nel 2020 e nei primi mesi del 2021 – quest’ultimo, come detto, è il caso di Grosseto – a utilizzare come data delle elezioni quella dell’ultimo giorno utile (il 31 marzo), per cui dovrà essere emanata la convocazione già entro la data del 19 febbraio, con 40 giorni di anticipo sul voto.
Nella lettera del presidente De Pascale, indirizzata ai presidenti di Provincia, ai segretari generali e ai direttori regionali di Upi, si sottolinea che le Province, i cui organi sono in scadenza nei primi sei mesi del 2021, devono svolgere le elezioni entro 90 giorni dalla decadenza dei presidenti.
Cosa significa per Grosseto? Significa che ci sono due strade.
La prima è affrettare i tempi e andare subito alle urne anche qui, approfittando della data del 31 marzo. La seconda è attendere che il Parlamento approvi una (eventuale) norma di ulteriore rinvio delle elezioni di secondo livello a una data successiva allo svolgimento delle comunali.
Nel primo caso, qualora cambiasse poi il quadro normativo, le Province che hanno provveduto a convocare le elezioni provinciali dovranno poi revocare la convocazione e rinviarne lo svolgimento alla data che sarà stabilita nella legge di conversione del decreto. Visto che le amministrative sono in programma, al momento, tra maggio e giugno, le Provinciali slitterebbero a 60 giorni dalla proclamazione degli eletti, cioè a fine estate.
Un quadro complesso, come detto, e una decisione tutt’altro che scontata, quella che dovranno assumere Vivarelli Colonna e il segretario generale della Provincia Emilio Ubaldino.
Quest’ultimo, sentito al telefono, dettaglia costi e benefici delle due opportunità: «Convocare adesso le elezioni provinciali è un rischio, perché non sappiamo quale evoluzione potrà avere il dibattito parlamentare, quali decisioni assumerà il governo, se la pandemia permetterà di concentrare, seppure diluiti in più giorni, 376 amministratori. Si rischia di mettere in moto una macchina che poi va fermata, rischiando anche di buttare via delle risorse. L’orientamento è quello di attendere che l’Upi fornisca altri aggiornamenti per le Province come la nostra, cioè interessate al voto. Ma l’ultima parola spetta a Vivarelli Colonna. Deciderà lui se aderire al percorso suggerito da Upi, oppure attendere le nuove disposizioni».
Il voto per un organismo decisamente declassato dalla legge Delrio non è una priorità, ma la data delle consultazioni potrebbe modificare gli equilibri in campo.
Se si dovesse votare il 31 marzo, infatti, il risultato potrebbe essere in bilico. Diverso il discorso – a vantaggio del centrodestra – se la consultazione slittasse a settembre.
Chi scenderà in campo come candidato presidente e nelle liste? Nel centrodestra se la giocano lo stesso Vivarelli Colonna, il primo cittadino di Orbetello Andrea Casamenti e il sindaco di Campagnatico Luca Grisanti. In lista, se si votasse adesso, verranno mesi coloro che hanno ancora davanti almeno due anni di mandato o, in caso di consiglieri grossetani, certezza della riconferma.
Sul fronte centrosinistra, dato per scontato il passo indietro di Follonica, se la giocano il sindaco di Roccastrada Francesco Limatola e quello di Santa Fiora Federico Balocchi. —
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