Sicurezza
Riapre il cantiere dell’antenna Wind Nuove proteste
Naufraga la speranza di vedere l’impianto realizzato altrove Lettera alle istituzioni: «Minacciati paesaggio e turismo»
Francesca Ferri
CASTELL’AZZARA. Dopo nove mesi di sospensione, ripartono a Castell’Azzara i lavori per costruire l’antenna Windtre. E ripartono le proteste della comunità che, praticamente con un plebiscito (700 abitanti su 900), si oppone alla realizzazione di quest’opera, spaventata dall’impatto che potrebbero avere i suoi 28 metri all’interno del centro storico del paese, un borgo medievale sulle pendici del monte Amiata, incastonato in un contesto naturale mozzafiato e di gran pregio, culla della Riserva naturale regionale del monte Penna. L’antenna è prevista nel punto più alto del paese, quello che tutti chiamano “il colle”, in via Petrarca, dunque visibile da ogni parte.
L’antenna, va precisato, ha tutte le autorizzazioni. Ma proprio queste gli abitanti contestano. E non solo loro.
Contrari all’opera sono anche l’associazione Ecosistema comunale di Castell’Azzara (che conta oltre 300 associati) e dalla cooperativa di comunità Ecosistema comunale (oltre 100 soci), che stanno realizzando progetti di sviluppo legati proprio al paesaggio. E che ieri, alla ripresa dei lavori, hanno scritto una lettera aperta chiedendo di tornare a prendere in considerazione la loro richiesta, avanzata a maggio con una petizione, di spostare altrove l’antenna, al motto: «Sì all’innovazione, no al degrado ambientale». La lettera è indirizzata al presidente della Regione Eugenio Giani, agli assessori regionali, al presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna, al prefetto Fabio Marsilio, al presidente dell’Unione dei comuni Massimo Galli, al sindaco Maurizio Coppi, all’Anci e a Legambiente.
La prima volta che Windtre arriva a Castell’Azzara è il 19 maggio 2020. Il progetto, di cui fino a quel momento gli abitanti non sapevano nulla, viene subito contestato con una petizione firmata da 700 persone. La protesta ha l’appoggio dell’amministrazione comunale. Il 26 maggio i lavori si interrompono, a seguito della richiesta della comunità di spostare l’antenna in un posto meno visibile. È il Comune a trovare nove siti alternativi da proporre a Wind per realizzare la sua infrastruttura. Tra questi mette a disposizione anche il tetto del municipio (altre antenne svettano già sul campanile). Ma a fine gennaio 2021 Windtre comunica la ripresa dei lavori nello stesso punto.
«L’associazione Ecosistema comunale di Castell’Azzara e la Cooperativa di comunità Ecosistema di comunità – si legge nella lettera inviata ieri alle istituzioni e alla stampa – non possono fare a meno di esprimere tutta la preoccupazione per l’impatto negativo paesaggistico ambientale, turistico, socio-economico e salutare che l’antenna produrrà sul panorama e di conseguenza sui progetti in corso». Progetti su «ospitalità diffusa, economia circolare, turismo sostenibile, turismo esperienziale, agricoltura biologica-integrata; progetti tutti orientati alla rinascita economica del nostro territorio ricco soltanto di un immenso patrimonio naturale, bello quanto fragile, che deve essere assolutamente salvaguardato e tutelato da ogni condizionamento esterno». Tra i destinatari della lettera c’è la Regione, che cofinanzia proprio questi progetti.
«Le potenzialità dei progetti – scrivono ancora le due associazioni – hanno come asse portante l’ambiente incontaminato ricco di aria pulita di verde di silenzio di paesaggi, di albe e tramonti mozzafiato. La preoccupazione riguardo la deturpazione del panorama è aggravata dalla delusione di aver considerato Windtre tra gli operatori telefonici con maggiore sensibilità ambientale. È nostra immensa sorpresa constatare che Windtre voglia ostinatamente realizzare la sua antenna in un paese di circa 900 persone con 700 cittadini contrari (documento registrato al protocollo comunale), un ambiente contrario, un percorso di sostenibilità ambientale da poco avviato che già sta producendo i primi risultati positivi».
Da qui l’appello agli enti pubblici perché «si attivino verso Windtre per riconsiderare le proposte alternative finalizzate a una diversa localizzazione dell’impianto ed evitare lo scempio paesaggistico ambientale e il conseguente danno economico correlato». —
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