Il Tirreno

Grosseto

comitati amiatini 

«Impianti geotermici soggetti ai vincoli di tutela ambientale»

A.F.

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grosseto. Una sentenza che arriva dal Lazio fa ben sperare i comitati amiatini impegnati sul tema della geotermia. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dai Comuni di Acquapendente, Castel Giorgio, Castel Viscardo e Orvieto ribaltando la decisione del Tar in primo grado con cui veniva concessa l’autorizzazione alla società Itw Lkw Geotermia Italia per la realizzazione di un impianto geotermico pilota, denominato Torre Alfina.

Ma al di là della vicenda laziale, è quel che i giudici hanno scritto nella sentenza a far ben sperare i comitati. «Il Consiglio di Stato – dicono all’unisono Sos Geotermia e il Forum Ambientalista – ha chiarito una volte per tutte che, anche se finalizzati alla produzione di energia asseritamente rinnovabile, gli impianti geotermici sono comunque tenuti a rispettare le disposizioni di tutela in materia ambientale e paesaggistica, di rilevanza costituzionale e assolutamente inderogabili, senza poter godere di alcuna corsia preferenziale». Un tema che sta al centro anche sui ricorsi pendenti, sempre al Consiglio di Stato, sui progetti che riguardano l’Amiata. Il passaggio che i comitati ritengono centrali nella sentenza è scandito in poche righe: «l’ordinamento per la geotermia non oblitera le esigenze di tutela ambientale e paesaggistica, corollario diretto di principi costituzionali – recita il dispositivo – Difettano, invero, disposizioni che consentano la deroga alle ordinarie forme di tutela dei valori in discorso, il cui primario rilievo costituzionale esclude, sotto altro aspetto, che si possa pervenire a tale risultato in via interpretativa».

Tradotto: la geotermia non cancella in nessun modo i vincoli legati alla tutela ambientale e paesaggistica e ogni strada che vada in senso opposto è illegittima. Le stesse argomentazioni che l’avvocato orbetellano Michele Greco, che ha curato il ricorso per i tre Comuni, ha portato all’attenzione dei giudici romani. La vicenda consumata nella Tuscia può essere così sintetizzata: nel 2015 la società chiede la Via (valutazione di impatto ambientale) per realizzare l’impianto in un’area paesaggisticamente vincolata, ma il ministero nel 2017 gliela nega. Così si appella al Tar, che annulla il provvedimento ministeriale e apre la strada alla realizzazione dell’impianto, fermata di nuovo dal Consiglio di Stato. Ecco, sono questi i principi che i comitati amiatini sperano possano fare giurisprudenza. «Il Consiglio di Stato – commenta Sos Geotermia – ha chiarito una volte per tutte che, anche se finalizzati alla produzione di energia rinnovabile, gli impianti geotermici sono comunque tenuti a rispettare le disposizioni di tutela in materia ambientale e paesaggistica, di rilevanza costituzionale e assolutamente inderogabili, senza poter godere di alcuna corsia preferenziale. Si tratta – conclude la nota – di una sentenza che cambierà per sempre il destino dei procedimenti autorizzativi di questo tipo di impianti, troppo spesso localizzati in zone assolutamente inidonee ad accoglierli».

La sentenza arrivata dal Lazio insomma sembra destinata ad avere un suo peso che nei procedimenti che riguardano le vicende amiatine. — A.F.

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