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Scenate e spintoni alla sua ex Voleva indietro i suoi regali

Pierluigi Sposato
Scenate e spintoni alla sua ex Voleva indietro i suoi regali

Aveva preso la borsa della ragazza, era finito sotto processo per rapina  Ma è rimasta solamente l’accusa per lesioni. E il danno è stato risarcito

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Pierluigi Sposato

Grosseto. Lui, trentenne, apparentemente geloso marcio dopo la fine della relazione, fine decisa da lei perché lui avrebbe frequentato contemporaneamente altre donne. Lei, ventenne, esasperata dalle scenate, si era decisa a presentare denuncia dopo che una sera era stata aggredita in piazza, spintonata, colpita con un pugno alla schiena e costretta a farsi medicare. Lui, che a sua volta accusava lei di tradirlo, voleva indietro i regali e quell’episodio era stato qualificato dalla Procura come rapina aggravata. Nel frattempo, però, è arrivata la remissione della querela, il pm Salvatore Ferraro ha chiesto la riqualificazione del fatto e alla fine l’uomo è stato condannato, con la riduzione per la scelta del rito abbreviato, solamente per le lesioni: 4 mesi, pena sospesa e non menzione. Così ha deciso il giudice Sergio Compagnucci. La rapina è diventato un esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

La relazione sentimentale, secondo quanto descritto dalla giovane donna, era stata più che travagliata, anche se l’oggetto del procedimento penale era stato solamente l’episodio avvenuto nell’estate 2017 in un centro della zona nord della provincia dove abitava. Ai carabinieri della Compagnia di Follonica aveva raccontato anche di fatti violenti commessi da lui ai suoi danni, avvenuti anche davanti a testimoni in varie località della provincia e mai denunciati. Poi lei, un mese prima dell’aggressione, aveva voluto provare a riallacciare rapporti quantomeno di amicizia. Un tentativo naufragato.

Cosa era accaduto quella sera? «Poco dopo le 23 ero con una mia parente davanti a un bar, è arrivato lui in auto, ha inchiodato, ha fatto retromarcia in velocità, è sceso, ci è venuto incontro urlando che voleva indietro la sua roba». Parlava dei regali fatti a lei da lui, senza indicarli in modo preciso. E la richiesta sarebbe stata accompagnata da frasi come «ti strozzo, ti ammazzo, l’ultima cosa che faccio ti uccido». Lui avrebbe poi preso la borsa e lo zaino di lei, andando verso la sua auto. Nel tentativo di riprendersi le proprie cose, la ragazza sarebbe stata aggredita: «mi ha stretto la gola con il braccio, quasi mi soffocava». E ce ne sarebbero state anche per la parente, che si era fatta avanti: «uccido anche te, stai attenta». La ragazza era riuscita a divincolarsi, lui l’avrebbe raggiunta di nuovo, l’avrebbe stretta nuovamente ma questa volta all’altezza del torace, l’avrebbe sollevata da terra, fatta cadere e infine l’avrebbe colpita con un pugno.

Chiamati i carabinieri, era arrivato anche il 118, che aveva portato la giovane donna al pronto soccorso: qui le erano stati dati sette giorni di guarigione.

Il giudice è convinto che l’uomo, assistito dall’avvocato Alessandro Ragazzini Fuligni, non volesse rapinare la sua ex ma solamente aprire la borsa per vedere se vi fossero i regali che lui le aveva fatto. Un’appropriazione di beni che riteneva suoi, pur se con un comportamento violento. La remissione della querela ha estinto questo reato. Sono state invece individuate responsabilità per le lesioni, per quelle escoriazioni ed ematomi causate alla ragazza e finalizzate al soddisfacimento delle proprie presunte ragioni. Il danno è stato risarcito, ha detto in aula la giovane donna chiamata a testimoniare. E anche il comportamento processuale tenuto dall’uomo ha indotto il giudice a concedere i benefici di legge, «confidando che la condanna rappresenti efficace deterrente per il futuro», ha scritto tra l’altro il giudice nelle motivazioni adesso depositate. —

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