Gioco
Il Tar dà torto a Vivarelli Colonna «L’accordo sul Coeso è solo politico»
Il Tribunale amministrativo si è dichiarato incompetente dal punto di vista della giurisdizione Grosseto aveva fatto ricorso contro i Comuni che si erano opposti alla designazione alla presidenza
Enrico Pizzi
grosseto. Una cosa è certa: il documento propedeutico sulla governance del Coeso per il 2018-2023, firmato il 14 febbraio 2018 da tutti i Comuni della società della salute (salvo Scansano, in dissenso, e Arcidosso, non presente), non ha alcun valore giuridico, né avrebbe potuto averlo.
Lo ha stabilito il Tar della Toscana che ha respinto, proprio per incompetenza giurisdizionale, il ricorso che era stato presentato dal Comune di Grosseto contro i Comuni che, nell’assemblea del Coeso, avevano votato contro la designazione di Antonfrancesco Vivarelli Colonna alla presidenza della Società della salute fatta dal Comune di Grosseto secondo quanto previsto dall’accordo.
l’accordo
Il documento propedeutico sulla governance prevedeva che per il per il biennio 2020-2021 prevedeva che l’incarico di presidente fosse affidato «a un rappresentante dell’area grossetana designato dal Comune di Grosseto in quanto sede di presidio ospedaliero», analogamente a quanto previsto, rispettivamente, per i bienni 2018-2019 e 2022-2023, per i Comuni di Massa Marittima e di Castel del Piano. La divergenza di vedute tra l’amministrazione Vivarelli Colonna e i sindaci del centrosinistra, con a capo l’allora il presidente del Coeso, Giacomo Termine, era emersa quando quest’ultimo aveva convocato l’assemblea del 7 luglio, per il bilancio di esercizio 2019, senza mettere all’ordine del giorno l’elezione del nuovo presidente, pur essendo scaduto il suo mandato con l’esercizio 2019. «Non c’è accordo sul nome del nuovo presidente» aveva detto, e successivamente era emersa la contrarietà a una presidenza venisse affidata al sindaco di Grosseto.
Lo scontro
Il 25 agosto, in seguito a una diffida del Comune di Grosseto, l’assemblea si è riunita con l’elezione del presidente all’ordine del giorno, ma i sindaci dei Comuni di centrosinistra hanno votato contro la designazione fatta, nel frattempo, dal Comune di Grosseto. L’escalation dello scontro è culminata, il 20 novembre, nel ricorso al Tar in cui si chiedeva l’accertamento dell’obbligo giuridico dei sindaci a votare il soggetto designato dal Comune capoluogo. Dalla sentenza del Tar emerge che l’accordo del febbraio 2018 non è stato nemmeno approvato formalmente dall’assemblea del Coeso, non è stato autorizzato né ratificato dai consigli comunali e se fosse un contratto sarebbe anche nullo per mancanza di sottoscrizione con firma digitale. Inoltre, non ultimo, un obbligo dei Comuni in ordine al voto sul presidente sarebbe contrario allo Statuto del Coeso. Per il Tar, dunque, è solo un’intesa tra enti, «con valore latamente politico, insuscettibile di cognizione giudiziaria sia in questa che in altra sede, poiché vincola le amministrazioni solo sul piano della responsabilità politica».
Termine esulta
«La decisione del Tar – dicono lui e gli altri sindaci del centrosinistra – conferma l’inadeguatezza dei linguaggi, delle scelte e dello stile politico del sindaco di Grosseto. In provincia di Grosseto non c’è un “Re Sole” buono per tutte le poltrone e per tutte le occasioni. Questo vorrebbe e afferma Vivarelli, ma dovrebbe accorgersi che le prepotenze e l’arroganza cieca che lo contraddistingue non paga nell’azione amministrativa». Nel comunicato si sottolinea che «Vivarelli Colonna ha abbassato il livello della politica e senza mai guardare un singolo minuto agli interessi delle nostre comunità, ha fatto perdere tempo e soprattutto soldi dei grossetani per le sue mire personali».
La replica
«Il Tar – dice il sindaco di Grosseto – riconosce la presenza di un accordo politico e di alta amministrazione tra sindaci, ma – proprio perché si tratta di un accordo politico – non può esprimersi sulla sua eseguibilità. Sta quindi alle persone che hanno firmato farsi un esame di coscienza e rispettare i patti presi. Responsabilità politica, così si chiama e così certifica il Tar». Per Vivarelli Colonna «i sindaci del centrosinistra si sono rimangiati la parola» e «in un momento di crisi sanitaria ed economica, il soggetto che si occupa di servizio socio-sanitario in tutta la provincia non ha ancora un presidente». «Il centrosinistra – dice ancora Vivarelli Colonna – ha dimostrato di non avere un senso di responsabilità politica tale da garantire continuità al Coeso. Gli accordi di alta amministrazione per il centrosinistra non hanno valore, ne prendiamo atto e ne terremo conto in tutti gli ambiti dell’amministrazione della cosa comune». Per i sindaci del centrosinistra, invece, il Tar «conferma come per la nomina del presidente si debba trovare una condivisione. Pertanto adesso speriamo che si possa avviare un percorso condiviso che peraltro da molto tempo stiamo auspicando». E invitano Vivarelli Colonna a considerare con serietà il suo ruolo di amministratore a servizio della comunità, ricordandosi che «vengono prima gli interessi dei cittadini rispetto ai selfie e le passerelle personali». —
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