I massacri delle Foibe e il confine orientale 15 anni di studi e divulgazione dell’Isgrec
Per il Giorno del ricordo la Regione Toscana presenta i due progetti dell’Istituto grossetano per insegnanti e studenti
l’anniversario
francesca ferri
Domani si celebra in Italia il Giorno del ricordo, istituito nel 2004 per non dimenticare i massacri delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata e la complessa vicenda del confine orientale. La data scelta è l’anniversario del 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, Zara e la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, sottraendoli per sempre all’Italia e costringendo gli italiani che vi abitavano ad abbandonare per sempre le loro case.
In Toscana le celebrazioni del Giorno del ricordo prevedono due incontri in diretta streaming, uno domattina e uno domani pomeriggio, e portano una firma grossetana, quella dell’Isgrec, l’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea. E non è un caso.
Da 15 anni, da quando è stato istituito il Giorno del ricordo, l’Istituto grossetano si occupa di questo tema ed è diventato uno dei massimi centri di elaborazione della ricerca sul confine orientale e di pedagogia della memoria, oltre a essere luogo di grande produzione di public history (libri, documentari, mostre).
Ma è, soprattutto, un istituto che ha saputo portare la storia delle foibe e dell’esodo degli italiani all’interno delle scuole, divulgandone la conoscenza tra insegnanti e studenti, e – ancora più prezioso – ha portato i giovani nei luoghi in cui si è consumato quel capitolo della Storia, luoghi di memoria, dove hanno incontrato testimoni diretti di quello che è stato e collaborato con associazioni di ex profughi.
Proprio i progetti di summer school per insegnanti e l’ultimo viaggio (11-15 febbraio 2020) con studenti e docenti nei luoghi del confine alto Adriatico, realizzati dall’Isgrec con i materiali prodotti in quell’occasione per la didattica e la divulgazione delle vicende storiche (come il documentario “La conoscenza scaccia la paura”, con protagonista Livio Dorigo, ex esule, presidente del Circolo Istria di Trieste) sono al centro del primo dei due appuntamenti di domani, intitolato “Per la storia di un confine difficile. L’alto Adriatico nel Novecento”, che andrà in diretta streaming dalle 9,30 sul portale www.regione.toscana. it/diretta-streaming.
L’incontro è curato dall’Isgrec, dall’Isrt (Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea) e dalla Regione e sarà introdotto da Giuseppe Matulli, presidente dell’Isrt, e da Luca Verzichelli, presidente dell’Isgrec
La professoressa Luciana Rocchi, ricercatrice dell’Isgrec traccerà il bilancio di 15 anni di lavoro culturale sulla storia del “confine difficile” nelle scuole toscane e presenterà la mostra virtuale prodotta dall’Isgrec “Storia di un confine difficile. Il viaggio di insegnanti e studenti della Toscana nei luoghi del confine alto Adriatico”, realizzata dalla stessa Rocchi con il regista Luigi Zannetti, con foto, testi e interviste, lavori dei ragazzi. La mostra è visibile al link https: //viaggiosulconfine. weebly. com/ ed è candidata a diventare una mostra fotografica.
Seguiranno gli interventi di Luca Bravi (Università di Firenze), Davide Bradanini (Console italiano a Fiume-Rijeka), Alessandra Nardini, assessora regionale con delega alla Cultura della memoria,
Nel pomeriggio alle 17 sulla pagina Facebook e sul sito dell’Isgrec i professori Claudio Vercelli e Franco Cecotti dialogano sul tema “A che punto è la storia del confine alto Adriatico”, con due interventi dai titoli “Memorie divise e narrazioni sul confine. Storie e storiografia del Nordest ai giorni nostri” e “Fonti e metodi per nuove indagini sulla storia dell’Alto Adriatico nella prima metà del Novecento”. Sarà presente Luca Verzichelli, coordinerà Elena Vellati dell’Isgrec (iniziativa riconosciuta come formazione per docenti, iscrizione a segreteria@isgrec.it).
«La legge che ha istituito il Giorno del ricordo – spiega Luciana Rocchi – è nata nel 2004 sotto il governo Berlusconi, dall’estrema destra. Non è un caso che sia stato scelto il 10 febbraio 1945, che sancisce la perdita da parte dell’Italia di quei territori ed è vicino al 27 gennaio, Giorno della memoria, con volontà dunque di creare un “conflitto di memorie”. Ma il tema delle origini di questa legge deve essere dimenticato, perché questa legge è riuscita a dare memoria alla storia del confine». Una storia spesso vittima di mistificazioni e falsificazioni a scopo politico. «Quando cominciammo a occuparci di questo tema nel 2004 – prosegue Rocchi – tutti ci chiedevano come mai a Grosseto ci occupassimo del confine. Per noi ha un valore scientifico, ha un’importanza pedagogica, quella pedagogia della memoria di cui ci si occupa molto attraverso la Shoah ma ancora poco attraverso la storia dei confini d’Europa. E poi c’è l’uso strumentale della storia, che va impedito».
D’altro canto il rapporto con il tema del confine è più che mai attuale e continua a essere un rapporto di sofferenza ancora oggi, basti pensare a cosa sta accadendo vicino ai confini della Croazia, ma anche agli sbarchi.
«La Regione – conclude Luciana Rocchi – ha avuto una grande capacità di intervento, soprattutto con l’ex assessora Barni, e ha capito che quello dei confini è un tema paradigmatico. L’approccio che dobbiamo tenere è quello della “conoscenza che scaccia la paura”, come dice Livio Dorigo, la paura dell’altro, del diverso. Finora la paura non l’abbiamo sconfitta del tutto, ma abbiamo portato avanti numericamente le persone che hanno avuto un contatto conoscitivo con questi temi e con i testimoni». —
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