Il Tirreno

Grosseto

Quel rumoroso silenzio sui fatti violenti in centro

Domenico Aleotti giornalista e scrittore

La solitudine dei giovani e la mancanza di risposte: un vuoto che produce solamente disagio mentre servirebbe più coraggio 

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la riflessione

Da tempo, intorno e dentro le antiche mura, nelle piazzette ove stazionano e deambulano (epidemia permettendo) giovani e famiglie, nell’ora del tramonto che il poeta Byron chiamava “la dolce ora”, spesso si accendono furibonde risse.

Non sono guerre per bande, ma neppure “la guerra dei bottoni”, sono violente risse messe in scena come copioni vuoti, trame figlie del nulla culturale, che la città di Grosseto, nelle sue istituzioni ha “allevato”.

Abbiamo spesso scritto delle solitudini della gioventù grossetana vittime dell’uso improprio di mezzi telematici, plagiati dall’orrore presente in molte trasmissioni televisive, che tra urla, offese e insulti raccontano la caduta morale del nostro Paese.

Le istituzioni grossetane non hanno creato gli anticorpi per custodire “l’anima” di questi ragazzi.

Ciò che avviene nella piccola, modesta e delicata città di Grosseto è molto grave, per ora non ci sono elementi per associare la pratica continua delle risse con elementi di delinquenza grande (grazie alla professionalità della polizia).

Ma, la sottovalutazione dei due fenomeni è preoccupante. Per le risse qualcuno parla di ragazzate, non capendo che s’incomincia con le risse, ma poi, s’imboccano strade più pericolose.

Se fossimo nei vicoli, nei bassi delle decadute città del nostro Mediterraneo sarebbero più comprensibili certi comportamenti violenti. Si cercherebbero poi scusanti nella miseria, disoccupazione, ma stiamo parlando di una città, Grosseto, che fino a pochi ani orsono era una vera oasi di pace, di tranquillità, di benessere, ora divenuta un ponte di smistamento di cocaina dalla Colombia, e di sparatorie come nel film “Scarface”, mentre in Comune sono al potere “i teorici della città sicura…”.

Ora c’è un rumoroso silenzio su questi fatti, oppure il mantra, affidato solo ad interventi di ordine pubblico.

Nessuno dei poteri si interroga del perché dei comportamenti di questi giovani, questo “silenzio” è pari a coloro che considerano queste risse sono delle ragazzate.

Servirebbe invece più coraggio per andare più aventi del solo intervento repressivo, che quando serve deve essere esercitato, bisogna capire che spesso i comportamenti sono dettati dal luogo dove si vive, dal vuoto di certi vuoti insediamenti urbani, non penso si debba essere dei grandi architetti come Renzo Piano, per capire che, molte nuove aree edificate nella “loro carineria”, son in realtà senza vita e non aiutano nessuna socialità, anzi producono senso delle solitudini e spesso a vivere il vicino come un alieno.

Molti di questi ragazzi coinvolti, spesso giungono nel centro storico senza nessuna conoscenza della storia dell’antico borgo, quindi per loro, distruggere una porta antica o altro, non è “ferire la storia” ma produrre paura e rumore. Da anni questi ragazzi sono lasciati a se stessi, anche la Chiesa pare più lenta ad intervenire, nel passato ricordo si sentiva un gioire felice vicino alle parrocchie, nei vari campetti di calcio, ora solo silenzio.

I giovani a Grosseto dicevamo sono soli, la città non li interroga, ma non li ascolta, questo vuoto produce solo disagio, non dimentichiamo che spesso la violenza è figlia della solitudine.

Le elezioni comunali sono vicine, cosa sapranno dire le forze politiche e cosa sapranno fare, per andare oltre ai lampioni e alle videocamere….?

Nel frattempo speriamo che non accada il peggio. —

Domenico Aleotti

giornalista e scrittore



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