Sicurezza
Gregge colpito dai predatori Due attacchi in quattro giorni
Nel mirino l’allevamento Bindi nelle campagne di Arcidosso: uccisi otto capi «Abbiamo cani e recinti, ma non è bastato: in dieci anni perse 200 pecore»
arcidosso. A distanza di neanche una settimana, l’allevamento di pecore di Giorgio Bindi ad Arcidosso ha subito un nuovo attacco da parte dei predatori. Otto i capi uccisi stavolta, sette pecore e un’agnella.
L’ultimo attacco c’era stato appena il 1° febbraio ed era costato la perdita di due agnelli e di una pecora.
«Stavolta è successo nella notte tra giovedì e venerdì – spiega Giorgio Bindi, che dà una mano all’azienda anche adesso che la titolare è la nipote, Elisa Bindi – e io me ne sono accorto venerdì mattina. I nostri pascoli sono fra tre paesi, tra Castel del Piano, Montelaterone e Arcidosso, eppure i lupi sembrano non aver paura». E non si fermano nemmeno davanti alle misure messe a protezione del gregge.
«Le pecore le teniamo una parte libere, con sette cani da guardiania – spiega – ma la notte le facciamo rientrare in un recinto con una rete due metri a maglia sciolta. Un’altra parte le teniamo in un’area con un recinto antilupo. Ma non è bastato», dice amareggiato Bindi.
E, a guardare indietro, il bilancio degli ultimi dieci anni e più è pesantissimo.
«Dal 2010 a oggi – spiega l’allevatore – i predatori ci hanno ammazzato circa 200 pecore».
«A raccontarlo sembra la favola di Cappuccetto Rosso e il lupo – dice la presidente del comitato Pastori d’Italia, Mirella Pastorelli – ma purtroppo questa volta è pura realtà. Dinanzi a tanto scempio, non si trovano parole per esprimere tutto il nostro rammarico e la vicinanza all’allevatore amiatino, vittima dell’ennesimo attacco al suo gregge. Restiamo basiti nell’ascoltare i vari politici, che ancora oggi si riempiono la bocca di tanti bei discorsi, ma che non attuano nessuna soluzione per risolvere il problema delle predazioni e dei lupi».
La soluzione, per il comitato, sono normative «sull’abbattimento mirato e programmato di lupi, ibridi e predatori», dice la presidente. In caso contrario, «si continuerà ad assistere allo scempio come quello di Arcidosso, con perdita di posti di lavoro, non solo presso le aziende zootecniche, ma anche in tutto l’indotto che vi ruota intorno». Misure per risollevare il settore che «in un momento di crisi come questo sono ancora più urgenti, se non vogliamo far chiudere le aziende aumentando così il numero dei disoccupati, grande piaga italiana, e tutto questo in nome del lupo intoccabile», chiude la presidente. —
Francesca Ferri
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